L'intervento

Guerra senza sbocco

Europa riluttante a farsi trascinare nello scontro
Dopo l’attacco israeliano a sorpresa contro l’Iran nel giugno 2025 e il sostegno occidentale alle proteste interne che avevano attraversato il Paese tra il 2025 e il 2026, Stati Uniti e Israele hanno ricolpito l’Iran il 28 febbraio 2026, dando avvio a una serie di bombardamenti che hanno interessato infrastrutture e basi non solo dei tre belligeranti, ma di gran parte dei Paesi del Golfo, interrotti soltanto da una tregua di due settimane raggiunta nella notte tra il 7 e l’8 aprile. Questa volta Stati Uniti e Israele sono riusciti a eliminare i vertici del regime, ma la strategia della decapitazione non ha determinato né un cambio di regime né il collasso del sistema di potere iraniano; al contrario, è degenerata in una guerra di logoramento nella quale a fare la parte del leone è stato proprio l’Iran. L’Iran ha compiuto scelte strategiche che lo hanno posto in una posizione di forza. In primo luogo, nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20 per cento del petrolio mondiale, ha optato per una chiusura non totale ma selettiva, colpendo navi e carichi riconducibili a Paesi ritenuti ostili e imponendo ai restanti condizioni di transito in valute non riconducibili al circuito occidentale. Questa parziale ostruzione ha inciso più sugli Stati Uniti che sull’Iran, mettendo sotto pressione il sistema dei petrodollari, incrementando le entrate di Teheran e costringendo Washington a subire crescenti pressioni internazionali per un disimpegno. Teheran ha inoltre dimostrato di poter colpire la rete di basi statunitensi nel Vicino Oriente e di dissuadere i Paesi del Golfo dal sostenere Washington, minacciando la distruzione degli impianti di desalinizzazione e delle infrastrutture energetiche da cui dipendono le loro economie... LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 16 APRILE OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT

Lettere

Cremona, una “Piccola Capitale Europea” che deve puntare su università, partecipazione attiva e una buona politica capace di ascoltare e di confrontarsi partendo dal rispetto

Egregio direttore, esiste un momento esatto in cui una città diventa un progetto di vita. Per molti della mia generazione, molti coetanei, quel momento coincide spesso con un bivio: restare definitivamente o partire? O magari il momento di ritornare. Noi siamo la generazione che ha vissuto la libertà di viaggiare come un diritto naturale, che si sente davvero europea tanto quanto cittadina di uno Stato. Siamo cresciuti in un mondo globalizzato che, più di ogni altro in passato, ci ha offerto la possibilità di scegliere la vita che volevamo, ovunque volessimo. Abbiamo visto le grandi capitali, abbiamo respirato culture diverse e abbiamo capito che i confini sono spesso solo linee sulla carta, tutto questo in circa 10-15 anni. Oggi tramite social vediamo vecchi amici, compagni di scuola che hanno scelto altre vite: in altre città, in altri paesi, anche in altri continenti. Proprio per questo, se scegliamo di restare o tornare a Cremona, non lo facciamo per rassegnazione, ma per una scelta consapevole, una scelta di vita. Possiamo portare quel respiro europeo qui, tra le nostre mura, trasformando Cremona in una città moderna, al passo coi tempi: una città viva, che può far parte in quella rete globale che abbiamo imparato a conoscere. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra città. Quando camminiamo per le nostre strade e incontriamo turisti che restano incantati, rimango io stesso colpito e penso che dovremmo guardare la nostra città con i loro occhi. Dobbiamo smettere di raccontarci come una città dimenticata, in una provincia isolata. Non lo siamo, ma soprattutto non vogliamo esserlo! In un periodo storico in cui la megalopoli stanno perdendo interesse perché troppo grandi, i piccoli centri ben serviti come Cremona diventano molto attrattivi. Cremona è un “gioiellino”, così la definiscono molti amici che vengono a visitarla. È una piccola cittadina a misura d’uomo, con tutti i servizi (ottimi servizi) ad un ora da Milano, una città dove vivere una vita tranquilla, dove poter costruire un futuro su misura. Dobbiamo imparare ad essere orgogliosi della nostra città, raccontarla e farla conoscere sempre di più, perché la bellezza da sola non basta a contrastare l’inverno demografico e la “fuga dei cervelli”, grande problema della mia generazione (a cui la politica si sta quasi rassegnando)... LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 3 APRILE OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT

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