L'intervento

La guerra si farà sentire

«Potremmo andare in leggera recessione. Ma dipende da quanto durerà»
«Ai livelli del petrolio e del gas di questi giorni si può pensare che l’impatto sull’economia dei Paesi importatori possa essere dell’ordine dell’uno per cento in termini di livello del Pil. Per il 2026, in Italia era prevista una crescita dello 0,7 per cento. Togliendo un punto percentuale, significa andare in leggera recessione, mentre l’inflazione potrebbe arrivare al 3 per cento». Nella consueta intervista mensile rilasciata a Mondo Padano Carlo Cottarelli analizza l’impatto della guerra in Iran e invita la politica a fare le riforme necessarie rinviate troppo a lungo. Professor Cottarelli, la guerra in Iran sembra aver gelato le prospettive di crescita dell’economia planetaria. Che cosa dobbiamo aspettarci? «E vero che gli aumenti del prezzo del petrolio sono stati molto forti e che c’è stata anche una significativa crescita dello spread ma, da un punto di vista storico, siamo ancora su livelli relativamente bassi. Un prezzo del petrolio a 110 dollari al barile l’abbiamo già visto nel 2011 e 2012, mentre nel 2008 eravamo arrivati addirittura a 150 dollari al barile che, correggendo il dato per il dislivello dei prezzi, equivarrebbe a 226 dollari al barile a oggi. Stesso ragionamento per il gas: in questa crisi siamo arrivati a 65 euro, ma nel 2022 eravamo partiti da un prezzo di 80 euro prima dell’attacco russo all’Ucraina per arrivare a toccare 320 euro». Cosa significa e cosa si può dire? «Ai livelli del petrolio e del gas di questi giorni – ma naturalmente dipende da quanto dura – si può pensare che l’impatto sull’economia dei Paesi importatori possa essere dell’ordine dell’uno per cento in termini di livello del Pil. Per il 2026, in Italia era prevista una crescita del Pil dello 0,7 per cento. Togliendo un punto percentuale, significa andare in leggera recessione, mentre l’inflazione potrebbe arrivare al 3 per cento. Questo, ai livelli attuali che, quindi, sono ancora tollerabili. Stiamo parlando di una leggera recessione, ma non è niente rispetto allo choc causato dal covid che determinò una discesa del nove per cento del Pil in un anno. E siamo, comunque, lontani anche rispetto alla crisi del 2011 e 2012 e a quella del 2008, causata dal crollo di Lemhan Brothers, che nel 2009 determinò una caduta del Pil di oltre quattro punti percentuali»... LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 32 APRILE OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT

Lettere

Cremona, una “Piccola Capitale Europea” che deve puntare su università, partecipazione attiva e una buona politica capace di ascoltare e di confrontarsi partendo dal rispetto

Egregio direttore, esiste un momento esatto in cui una città diventa un progetto di vita. Per molti della mia generazione, molti coetanei, quel momento coincide spesso con un bivio: restare definitivamente o partire? O magari il momento di ritornare. Noi siamo la generazione che ha vissuto la libertà di viaggiare come un diritto naturale, che si sente davvero europea tanto quanto cittadina di uno Stato. Siamo cresciuti in un mondo globalizzato che, più di ogni altro in passato, ci ha offerto la possibilità di scegliere la vita che volevamo, ovunque volessimo. Abbiamo visto le grandi capitali, abbiamo respirato culture diverse e abbiamo capito che i confini sono spesso solo linee sulla carta, tutto questo in circa 10-15 anni. Oggi tramite social vediamo vecchi amici, compagni di scuola che hanno scelto altre vite: in altre città, in altri paesi, anche in altri continenti. Proprio per questo, se scegliamo di restare o tornare a Cremona, non lo facciamo per rassegnazione, ma per una scelta consapevole, una scelta di vita. Possiamo portare quel respiro europeo qui, tra le nostre mura, trasformando Cremona in una città moderna, al passo coi tempi: una città viva, che può far parte in quella rete globale che abbiamo imparato a conoscere. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra città. Quando camminiamo per le nostre strade e incontriamo turisti che restano incantati, rimango io stesso colpito e penso che dovremmo guardare la nostra città con i loro occhi. Dobbiamo smettere di raccontarci come una città dimenticata, in una provincia isolata. Non lo siamo, ma soprattutto non vogliamo esserlo! In un periodo storico in cui la megalopoli stanno perdendo interesse perché troppo grandi, i piccoli centri ben serviti come Cremona diventano molto attrattivi. Cremona è un “gioiellino”, così la definiscono molti amici che vengono a visitarla. È una piccola cittadina a misura d’uomo, con tutti i servizi (ottimi servizi) ad un ora da Milano, una città dove vivere una vita tranquilla, dove poter costruire un futuro su misura. Dobbiamo imparare ad essere orgogliosi della nostra città, raccontarla e farla conoscere sempre di più, perché la bellezza da sola non basta a contrastare l’inverno demografico e la “fuga dei cervelli”, grande problema della mia generazione (a cui la politica si sta quasi rassegnando)... LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 3 APRILE OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT

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