L'intervento

«Serve maggiore autonomia»

«Nucleare e rinnovabili per ridurre al più presto la dipendenza dai fossili»
«Dipende da come andrà la guerra. Tuttavia, anche nello scenario più sfavorevole, l’Unione Europea non andrebbe in recessione e l’Italia potrebbe andarci, con una crescita pari a zero, solo nello scenario più avverso». Nella consueta intervista mensile rilasciata a Mondo Padano, Carlo Cottarelli analizza la situazione sulla base di quanto sta accadendo a livello internazionale e nazionale, soffermandosi anche sulla mancata chiusura della procedura di infrazione per il rapporto deficit/Pil: «Non cambia molto e non cascherebbe certo il mondo». Professor Cottarelli partiamo dalla crisi in Medio Oriente. E’ fiducioso che si possano costruire le basi per una pace duratura? «Pace duratura no. Quello che si può sperare è che ci sia un’interruzione delle ostilità. Poi, magari, fra qualche anno, ci saranno nuovi scontri. Però, adesso, la cosa più importante è che vi sia una sospensione del conflitto. Quanto al futuro, il fatto è che fino a quando non ci sarà un cambio di regime in Iran, è chiaro che rimarrà sempre un’ostilità nei confronti di Israele. Un’ostilità – prima di questo conflitto - che era rimasta sostanzialmente confinata nell’alveo delle dichiarazioni perché, fino ad allora, ci si era limitati a quello. Un altro piano è, invece, rappresentato dalla guerra combattuta». Quale sarà l’eredità di questa crisi? «Il lascito più importante è che dobbiamo ridurre la nostra dipendenza dagli idrocarburi attraverso il ritorno al più presto al nucleare e potenziando le rinnovabili. L’altro lascito, quello politico, è che fino a quando ci sarà Trump sarà difficile collaborare con l’America e che noi europei dovremmo trarre insegnamento da questa situazione per essere più uniti. L’ultima considerazione è che, purtroppo, siamo nelle mani di pazzi fanatici». Come valuta l’atteggiamento dirompente di Trump in questo conflitto? «La vera questione è perché Trump sta al governo. Se vogliamo trovare la causa sottostante, questa risiede nel confronto fra Stati Uniti e Cina, nella paura che gli Stati Uniti hanno di essere minacciati da Pechino e che quindi sia necessario un leader forte, un presidente che operi come un’amministratore delegato di una società, che decide tutto lui, perché la Cina è un Paese che si muove secondo questi stessi principi: non è una democrazia, e quindi per fronteggiare un avversario che non è come noi, bisogna avere un leader forte... LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 30 APRILE OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT

Lettere

Cremona, una “Piccola Capitale Europea” che deve puntare su università, partecipazione attiva e una buona politica capace di ascoltare e di confrontarsi partendo dal rispetto

Egregio direttore, esiste un momento esatto in cui una città diventa un progetto di vita. Per molti della mia generazione, molti coetanei, quel momento coincide spesso con un bivio: restare definitivamente o partire? O magari il momento di ritornare. Noi siamo la generazione che ha vissuto la libertà di viaggiare come un diritto naturale, che si sente davvero europea tanto quanto cittadina di uno Stato. Siamo cresciuti in un mondo globalizzato che, più di ogni altro in passato, ci ha offerto la possibilità di scegliere la vita che volevamo, ovunque volessimo. Abbiamo visto le grandi capitali, abbiamo respirato culture diverse e abbiamo capito che i confini sono spesso solo linee sulla carta, tutto questo in circa 10-15 anni. Oggi tramite social vediamo vecchi amici, compagni di scuola che hanno scelto altre vite: in altre città, in altri paesi, anche in altri continenti. Proprio per questo, se scegliamo di restare o tornare a Cremona, non lo facciamo per rassegnazione, ma per una scelta consapevole, una scelta di vita. Possiamo portare quel respiro europeo qui, tra le nostre mura, trasformando Cremona in una città moderna, al passo coi tempi: una città viva, che può far parte in quella rete globale che abbiamo imparato a conoscere. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra città. Quando camminiamo per le nostre strade e incontriamo turisti che restano incantati, rimango io stesso colpito e penso che dovremmo guardare la nostra città con i loro occhi. Dobbiamo smettere di raccontarci come una città dimenticata, in una provincia isolata. Non lo siamo, ma soprattutto non vogliamo esserlo! In un periodo storico in cui la megalopoli stanno perdendo interesse perché troppo grandi, i piccoli centri ben serviti come Cremona diventano molto attrattivi. Cremona è un “gioiellino”, così la definiscono molti amici che vengono a visitarla. È una piccola cittadina a misura d’uomo, con tutti i servizi (ottimi servizi) ad un ora da Milano, una città dove vivere una vita tranquilla, dove poter costruire un futuro su misura. Dobbiamo imparare ad essere orgogliosi della nostra città, raccontarla e farla conoscere sempre di più, perché la bellezza da sola non basta a contrastare l’inverno demografico e la “fuga dei cervelli”, grande problema della mia generazione (a cui la politica si sta quasi rassegnando)... LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 3 APRILE OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT

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