L'intervento

La maggioranza festeggia ma si prepara a un piano b

Si chiude una lunga sessione parlamentare, ma si apre l’ennesimo capitolo di una strisciante incertezza
Siamo arrivati a fine corsa. Montecitorio ha spento i riflettori su una delle pagine più emblematiche e divisive di questa legislatura che, a sua volta, si è avviata verso la fine. Con la votazione finale a scrutinio segreto alla Camera il cosiddetto “Stabilicum” – o “Melonellum”, a seconda della parte dell’emiciclo da cui si guarda – è diventata la nuova legge elettorale della Repubblica. 127 i voti favorevoli, 164 i contrari, e nessuna astensione. E, così, “Habemus Melonellum”, l’ennesima nuova modalità di votare, che si ritrova comunque sub iudice, in senso letterale, perché pende su di essa l’incognita dei ricorsi alla Consulta per incostituzionalità, con il conseguente rischio di uno stop alla sua applicabilità. Per una molteplicità di contestazioni oggetto delle istanze che vengono avanzate presso la Corte costituzionale, a partire dall’indicazione del candidato presidente del Consiglio da parte delle coalizioni in lizza. E, ancora, i possibili no della Corte potrebbero arrivare sull’obbligo di presentare 300mila firme se non si possiede un simbolo già presentato alle elezioni o sull’assenza della previsione di almeno il 40% di candidate donne come capilista. E a restare in cima alle preoccupazioni del centrodestra è sempre il premio di maggioranza per palazzo Madama, il listone di 35 senatori che potrebbe violare il principio sancito dall’art. 57 della Costituzione. Oltre al fatto che l’analisi dei tabulati evidenzia come alla maggioranza siano venuti a mancare all’appello 6 voti – certo, siamo lontani dall’intenso fuoco amico delle votazioni precedenti di questo sofferto iter legislativo, ma considerando il massiccio dispiegamento di controlli sui deputati da parte di palazzo Chigi qualche spia problematica e un alert, in tutta evidenza, rimangono... LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 15 OTTOBRE OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT

Lettere

Abbiamo tutto quello che serve!

Basterebbe utilizzarlo
Egregio Direttore, da una decina di anni sul mio profilo di facebook documento con filmati e commenti vocali, le piene del Po e soprattutto i periodi di siccità. L’attuale crisi idrica di questi giorni che colpisce il bacino del Po non è più un’emergenza stagionale, ma un fenomeno strutturale. Le portate del fiume si riducono sempre più rapidamente, mentre gli eventi di piena diventano brevi, intensi e difficili da gestire. In questo contesto, la Lombardia dispone di una risorsa strategica troppo spesso ignorata, e sottovalutata, abbiamo oltre 40.000 km di canali irrigui, una delle reti idrauliche più estese e capillari d’Europa. Questa infrastruttura, storicamente dedicata alla distribuzione dell’acqua agricola, può diventare oggi una grande cassa di compensazione diffusa, capace di immagazzinare milioni di metri cubi d’acqua durante le piene del Po e dei suoi affluenti, per poi rilasciare gradualmente nei periodi di siccità. Pertanto, disponendo di un invaso lineare già esistente, tra cui molti canali lombardi dai derivatori principali alle rogge consortili che sono direttamente o indirettamente collegati al Po, con interventi minimi e mirati, come l’installazione di nuove paratoie automatizzate, il telecontrollo dei livelli, l’impermeabilizzazioni selettive, e la gestione coordinata dei consorzi irrigui, questa rete può funzionare come un sistema di stoccaggio temporaneo dell’acqua, senza necessità di nuove dighe o opere invasive. Un potenziale enorme... LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 2 LUGLIO OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT

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