

Cultura & Spettacoli
Ritrovare se stessi in questo tempio di musica e di arte
Mara Sattei nel videoclip di “Le cose che non sai di me”, girato nell'Auditorium Arvedi
Mara Sattei. Il videoclip del brano sanremese girato nell’Auditorium del MdV: molto suggestivo
Il percorso in musica di una canzone non si esaurisce mai sul palco che la consacra, ma prosegue e si evolve nei luoghi che ne custodiscono l’immaginario. È così che il viaggio di “Le cose che non sai di me”, brano con cui Mara Sattei ha partecipato al Festival di Sanremo 2026, conduce idealmente dall’Ariston alla nostra città, Cremona. Il videoclip ufficiale della canzone è stato infatti girato all’interno dell’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino, tra i luoghi più rappresentativi della tradizione musicale cremonese nonché scrigno della grande liuteria che nei secoli ci ha resi celebri nel mondo.
Una scelta capace di mettere in dialogo due dimensioni solo apparentemente distanti. La contemporaneità della canzone pop da una parte e la memoria secolare di un territorio che ha fatto della musica una delle proprie identità più profonde, dall’altra. E dopotutto, anche da questa suggestione prende forma il racconto della partecipazione sanremese della cantautrice romana, tornata in gara stavolta con una ballad delicata e introspettiva che segna un momento di particolare consapevolezza nel suo percorso artistico – e che a due settimane dal termine della kermesse ha già conquistato piattaforme streaming e classifiche radio.
«Questa volta è stata diversa dalle altre esperienze che ho vissuto - racconta Mara Sattei, introducendomi al suo Sanremo che, dice - è una realtà enorme, che ti travolge e ti mette davanti a una platea vastissima. Proprio per questo diventa fondamentale rimanere fedeli a ciò che si vuole raccontare».
Per l’artista, all’anagrafe Sara Mattei, il ritorno al Festival ha anche coinciso con la volontà di presentarsi al pubblico con un brano profondamente personale. “Le cose che non sai di me” è infatti costruita come un racconto emotivo, capace di esplorare le dinamiche più intime di una relazione passando attraverso quel lento processo che unisce due sguardi e insegna a due persone opposte a conoscersi davvero, rivelando fragilità e parti di sé spesso invisibili...
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Claudia Cabrini