Lettere
L'Onorevole Silvana Comaroli

«La politica non è mai “contro”, ma è sempre per “qualcosa”»

10507082_1466788816947515_4021810115071293319_oSILVANA COMAROLI LEGA
Gentile Direttore,
ho letto con grande attenzione l’intervista che il Suo giornale ha fatto al Presidente del Consiglio Comunale Luciano Pizzetti. 
Le parole dell’On. Pizzetti ci spingono a riscoprire le ragioni profonde del fare politica. E aiutano a porci una domanda che spesso è evitata proprio da chi, come noi, ricopre un incarico istituzionale: perché facciamo politica e, soprattutto, per chi. 
Se non diamo una risposta chiara e precisa a questa domanda il rischio è che si crei quella distanza che spesso la gente – in particolare i giovani – avverte. Se chi fa politica non si pone ogni giorno questa domanda – la politica per chi? –  inevitabilmente finirà per diventare astratto e distaccato dalla realtà. E questo distacco lo renderà incapace di leggere i bisogni delle persone e della nostra comunità. Così facendo la politica a cosa si riduce?  Facendo mie le parole di Pizzetti, ad un «ideologia priva di valore», ad una «contrapposizione di parte» che finisce per prevalere «sulla ragione». 
Una politica vissuta in questo modo, una «ideologia sconnessa» dalla realtà, spesso giustifica la propria essenza unicamente essendo “contro” qualcosa. 
Io ritengo che la politica non è mai “contro”, ma è sempre per “qualcosa”. 
La vera politica non è contro qualcosa o contro qualcuno perché il compito della politica è quello di costruire. 
Questo modo di intendere la politica mi porta anche ad un’ulteriore riflessione sulla parola “potere”. Come sappiamo il termine “potere”, in italiano, ha una particolarità, perché può essere due cose: verbo o sostantivo. Se usato come verbo, esso rappresenta un verbo di servizio, significa avere la facoltà/possibilità di fare qualcosa. Il verbo “potere” ha quindi bisogno di sostenere un altro verbo. Ma può essere anche un sostantivo e quindi spesso il potere diventa l’unico obiettivo di chi fa politica. 
In definitiva, quindi, credo che la differenza stia essenzialmente in come si intenda la parola “potere”: se come sostantivo o come verbo. Nella mia attività politica non ho mai avuto alcun dubbio: il potere non può che essere un verbo di servizio. Per i miei concittadini e per la mia comunità cremonese.
E quando sulla tua “strada” incontri persone che vivono la politica e il potere in questo modo, capisci che non siamo necessariamente chiamati a litigare solo perché uno è stato eletto in uno schieramento o in un altro. 
Nell’intervista si pone l’attenzione a diversi temi cruciali per il nostro territorio...
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Onorevole Silvana Comaroli
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