La guerra e i mercati. Analisi di Bruno Luca Randolph, docente di International Economics
L’unica certezza è l’assenza di certezze o quanto meno di una prospettiva chiara: al netto di proclami e propaganda, il conflitto con l’Iran rappresenta un’incognita. Lo si è capito subito dalle previsioni sulla durata: prima si è parlato di quattro o cinque settimane, poi sono stati prospettati tempi più lunghi, infine si è detto “quanto serve”, che è come dire tutto e niente. Ma anche l’estensione esatta degli scontri appare in continuo divenire: all’attacco israelo-statunitense, han fatto seguito quelli di Teheran contro le monarchie arabe del Golfo con l’obiettivo evidente di massimizzare i costi internazionali della guerra. Quale sarà il prezzo di tutto questo?

Lo abbiamo chiesto al prof. Bruno Luca Randolph, docente di International Economics e di Economia e Politica Industriale presso la facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza-Cremona.
Professore, il conto è già giunto all’Occidente con l’innalzamento dei prezzi di petrolio e gas, dovuto ai rischi di navigazione nello stretto di Hormuz, vero?
«Sì, esattamente. Da quello stretto passa circa il 20% della produzione mondiale di olio e gas, una percentuale rilevante, per cui questo ha creato automaticamente una serie di ripercussioni...
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 19 MARZO OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT
Mauro Faverzani

