Mons. Antonio Napolioni: «In lui vedo l’essere sempre in ascolto di Dio e degli uomini»
Il ricordo del suo incontro con Bergoglio, le prime parole del Pontefice che «profumavano di Concilio Vaticano II», la fede trasmessa per irradiazione e attrazione, la necessità di certi richiami che sono «una sveglia» per evitare che la Chiesa «si senta arrivata. Tanti i passaggi che in questa intervista monsignor Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, ha offerto come riflessione su questi dodici anni di Francesco.
Eccellenza, Lei era parroco a San Severino Marche quando papa Francesco la nominò Vescovo. Come è avvenuta la nomina, cosa ricorda di quei giorni?
«Era il mattino del 2 novembre 2015 e fui contattato telefonicamente dal Nunzio apostolico, che mi diede appuntamento a Roma per il 5… Cominciai a non dormire, immaginando il motivo della chiamata. Mi comunicò la decisione del Papa, impensabile, e comparve così nella mia vita la parola “Cremona”, che è diventata subito voglia di conoscere, disponibilità a partire, timore per una sfida così grande. Soprattutto, è diventata preghiera, per trovare pace e fiducia nell’obbedienza alla fantasia dello Spirito di Dio, che sa come guidare e rinnovare la storia, delle persone e delle comunità. Ricordo anche come era difficile aspettare il 16 novembre senza poter dire a nessuno questa cosa, ed il travaglio del distacco dai volti amici con cui stavo condividendo una bella esperienza di fede».
«Era il mattino del 2 novembre 2015 e fui contattato telefonicamente dal Nunzio apostolico, che mi diede appuntamento a Roma per il 5… Cominciai a non dormire, immaginando il motivo della chiamata. Mi comunicò la decisione del Papa, impensabile, e comparve così nella mia vita la parola “Cremona”, che è diventata subito voglia di conoscere, disponibilità a partire, timore per una sfida così grande. Soprattutto, è diventata preghiera, per trovare pace e fiducia nell’obbedienza alla fantasia dello Spirito di Dio, che sa come guidare e rinnovare la storia, delle persone e delle comunità. Ricordo anche come era difficile aspettare il 16 novembre senza poter dire a nessuno questa cosa, ed il travaglio del distacco dai volti amici con cui stavo condividendo una bella esperienza di fede».
Come ha conosciuto papa Francesco?
«Nel dicembre successivo alla nomina, dopo aver acquistato i necessari abiti vescovili, ho partecipato ad un’udienza del mercoledì, accompagnato dall’Arcivescovo di Camerino. Il Papa mi ha subito accolto con cordialità, incoraggiandomi come sa fare lui. Abbiamo condiviso anche una simpatica coincidenza: essendo nati entrambi in dicembre, siamo stati anche battezzati lo stesso giorno, il giorno di Natale. Io aggiunsi che la nonna propose di mettermi “Natale” come secondo nome, e così lui si fece una grande risata. Poi ci siamo incontrati diverse altre volte, sperimentando sempre la sua grande attenzione alle persone e alle situazioni ecclesiali»...
«Nel dicembre successivo alla nomina, dopo aver acquistato i necessari abiti vescovili, ho partecipato ad un’udienza del mercoledì, accompagnato dall’Arcivescovo di Camerino. Il Papa mi ha subito accolto con cordialità, incoraggiandomi come sa fare lui. Abbiamo condiviso anche una simpatica coincidenza: essendo nati entrambi in dicembre, siamo stati anche battezzati lo stesso giorno, il giorno di Natale. Io aggiunsi che la nonna propose di mettermi “Natale” come secondo nome, e così lui si fece una grande risata. Poi ci siamo incontrati diverse altre volte, sperimentando sempre la sua grande attenzione alle persone e alle situazioni ecclesiali»...
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