Don Pier Codazzi, direttore Caritas, fa il punto sulla dimensione dell'accoglienza dei migranti a Cremona e dei tempi burocratici per i permessi
«Oggi arriverà una signora con un bambino piccolo, di 2 anni. La porteremo alla Casa di nostra Signora. Poi, lunedì, andrà in Questura per fissare un appuntamento per la presentazione della richiesta di asilo. Lo fisseranno tra un anno, a fine 2024». Don Pier Codazzi, direttore della Caritas cremonese, analizza un caso concreto, l’ultimo. È emblematico della situazione di empasse che le realtà accoglienti - e in primis i migranti - stanno vivendo. Continua don Pier: «Passeranno poi altri 12 mesi per avere una risposta alla richiesta. Sarà un diniego perché, in Costa d’Avorio, non c’è una guerra e non esistono pertanto le condizioni per accogliere la domanda. Questa donna e il suo bambino sono migranti economici, o climatici come li chiamano adesso. Sono scappati, immagino tra grandi difficoltà, da una situazione di miseria alla ricerca di una prospettiva migliore».
Un bambino così piccolo può influenzare il tipo di risposta?
«No, la fragilità del soggetto non è tenuta in considerazione. Quando arriverà la risposta alla richiesta saranno passati 2 anni dal suo arrivo. Un periodo nel quale la donna resterà “sospesa” nell’attesa di una risposta anche se non si renderà conto che di speranze ce ne sono poche. Sarà in carico alla Caritas, non potrà lavorare. Nel caso di (...)».
«No, la fragilità del soggetto non è tenuta in considerazione. Quando arriverà la risposta alla richiesta saranno passati 2 anni dal suo arrivo. Un periodo nel quale la donna resterà “sospesa” nell’attesa di una risposta anche se non si renderà conto che di speranze ce ne sono poche. Sarà in carico alla Caritas, non potrà lavorare. Nel caso di (...)».
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Paolo Carini

