Intervista a don Pier Codazzi, presidente Caritas Diocesana
Sulla situazione dei rifugiati ucraini c’è un paio di buone notizie in un panorama in cui regna un’incertezza di fondo. Don Pier Codazzi, presidente della Caritas diocesana, sottolinea questo aspetto: «La maggior parte dei rifugiati dice di voler rientrare in Ucraina non appena finirà la guerra. Ma non sappiamo quando e neppure se sarà possibile per tutti perché qualche casa potrebbe essere stata distrutta e qualche altra no. È una situazione diversa rispetto alle ondate migratorie da Asia e Africa. Si sa che gli africani che arrivano hanno tutta l’intenzione di restare per cui, con loro, si può iniziare un cammino verso l’autonomia. Per i bambini ucraini c’è il problema scolastico: molti continuano in dad il loro anno in collegamento web con le loro scuole ucraine, ma c’è l’incertezza sul prossimo. Se resteranno in Italia, a settembre la scuola sarà obbligatoria anche per loro. Occorrerà quindi pensare ai corsi di lingua».
La Caritas di Cremona segue due gruppi di rifugiati, circa 300 in tutto. Il primo ha trovato accoglienza nelle parrocchie o in case messe a disposizione dei privati. Il secondo si è invece appoggiato alla rete dei connazionali, ma viene comunque sostenuto per l’acquisto di generi di prima necessità e per il pagamento delle utenze. Un’esigenza che sta aumentando con il passare dei giorni. Dalla fine di aprile, la Protezione civile ha dato la possibilità ai profughi di registrarsi sul proprio portale e di ottenere un sussidio per la permanenza. La somma prevista è di 300 euro per gli adulti e 150 euro per i minori. Devono dimostrare di essere arrivati in Italia dopo il 24 febbraio e di essersi registrati in Questura. «Questi soldi vanno direttamente agli interessati - spiega don Codazzi - e non transitano attraverso gli enti. Noi possiamo aiutare questi nuclei familiari grazie a nostre risorse, al contributo delle parrocchie e alla raccolta fondi a livello nazionale di Banco Bpm»....
La Caritas di Cremona segue due gruppi di rifugiati, circa 300 in tutto. Il primo ha trovato accoglienza nelle parrocchie o in case messe a disposizione dei privati. Il secondo si è invece appoggiato alla rete dei connazionali, ma viene comunque sostenuto per l’acquisto di generi di prima necessità e per il pagamento delle utenze. Un’esigenza che sta aumentando con il passare dei giorni. Dalla fine di aprile, la Protezione civile ha dato la possibilità ai profughi di registrarsi sul proprio portale e di ottenere un sussidio per la permanenza. La somma prevista è di 300 euro per gli adulti e 150 euro per i minori. Devono dimostrare di essere arrivati in Italia dopo il 24 febbraio e di essersi registrati in Questura. «Questi soldi vanno direttamente agli interessati - spiega don Codazzi - e non transitano attraverso gli enti. Noi possiamo aiutare questi nuclei familiari grazie a nostre risorse, al contributo delle parrocchie e alla raccolta fondi a livello nazionale di Banco Bpm»....
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Paolo Carini

