Intervista a Raffaella Barbierato, direttore della Biblioteca Statale di Cremona
Kamala Harris, vicepresidente degli Stati Uniti d’America; Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea; Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri italiano; da qualche giorno anche Elly Schlein, segretario nazionale del Partito Democratico. Ovunque, ai vertici di sigle ed istituzioni, vi sono donne. Anche a Cremona: a capo della prestigiosa ed antica Biblioteca Statale, ad esempio, c’è una donna, la dottoressa Raffaella Barbierato. Che abbiamo intervistato.
Direttrice o direttore?
«Possiamo discuterne. La figura istituzionale è quella di direttore. Se vogliamo declinare, perché la lingua italiana ha un maschile e un femminile, io sarei una direttrice, il che mi va benissimo. Se parliamo di direzione, il termine è femminile...».
«Possiamo discuterne. La figura istituzionale è quella di direttore. Se vogliamo declinare, perché la lingua italiana ha un maschile e un femminile, io sarei una direttrice, il che mi va benissimo. Se parliamo di direzione, il termine è femminile...».
Lei non è il primo direttore donna, vero?
«No. In Italia ci sono molti direttori donne, anche a livelli apicali, come nel caso della nostra Sovrintendente per i Beni Bibliotecari e Archivistici e del nostro Direttore generale. Qui a Cremona altre donne mi hanno preceduta in quest’ufficio, come, ad esempio, Rita Barbisotti, che è mancata da poco, Emilia Bricchi e poi Virginia Carini Dainotti, una figura straordinaria, una donna di cultura, oggi diremmo una manager. Giunse a Cremona a 26 anni alla direzione di una Biblioteca storica come la nostra e riuscì in poco più di sei anni, dal 1936 al 1942, a portare in Italia la visione moderna della public library americana, inventandosi anche la Sala dei ragazzi». (...)
«No. In Italia ci sono molti direttori donne, anche a livelli apicali, come nel caso della nostra Sovrintendente per i Beni Bibliotecari e Archivistici e del nostro Direttore generale. Qui a Cremona altre donne mi hanno preceduta in quest’ufficio, come, ad esempio, Rita Barbisotti, che è mancata da poco, Emilia Bricchi e poi Virginia Carini Dainotti, una figura straordinaria, una donna di cultura, oggi diremmo una manager. Giunse a Cremona a 26 anni alla direzione di una Biblioteca storica come la nostra e riuscì in poco più di sei anni, dal 1936 al 1942, a portare in Italia la visione moderna della public library americana, inventandosi anche la Sala dei ragazzi». (...)
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Mauro Faverzani

