Focus

«Attenti a ciò che abita nel cuore»

Intervista a Monica e Luca Maffi, genitori di 7 figli: «Si può anche con pochi soldi, ma con tanto aiuto ricevuto»

Luca Maffi ha 39 anni ed è coordinatore di una comunità terapeutica. Monica Martani ha 35 anni ed è insegnante di scuola primaria. Sono sposati da 12 anni e rappresentano a tutti gli effetti una famiglia “numerosa”. Hanno cinque figli naturali e due in affido: Valeria, Syria, Isacco, Ester, Gioele, Eliseo e Isaia. Dopo i primi anni di matrimonio vissuti a Vicomoscano, anni in cui Luca e Monica si sono affacciati all’esperienza dell’affido familiare, oggi vivono a Rivarolo del Re presso una struttura dell’associazione «La Tenda di Cristo», che offre spazi decisamente ampi ed adeguati. Ma per una famiglia numerosa, la logistica è solo uno degli aspetti da valutare, come ci spiegano loro stessi in quest’intervista.
Oggi i riflettori, soprattutto in Occidente, sono puntati sulla grave piaga della denatalità: quanto incide sull’oggi ed, ancor più, quanto inciderà sul domani?
MONICA - «Non siamo sociologi, però vanno sicuramente riprogettati aspetti in tutte le aree. Comunque, oltre alla quantità, c’è anche un problema di “qualità”. Oltre la piaga della denatalità, c’è una piaga educativa. Assistiamo sempre più a scene, che hanno come protagonisti adulti mai cresciuti. I nostri lavori (insegnante di scuola primaria e coordinatore di una struttura per tossicodipendenti) ci offrono esempi di persone che non sanno gestire emozioni, che faticano a trovare speranze. Accanto a queste fatiche ci sono sicuramente anche tante persone splendide, che ci testimoniano la bellezza del vivere, nonostante le difficoltà che tutti affrontiamo».
Di cosa vi sarebbe bisogno, a vostro parere?
LUCA - «C’è bisogno che i genitori (o futuri genitori) possano trovare spazi e tempi per prendersi cura di sé, della coppia e solo dopo dei figli. La nostra società vive nella frenesia, ma la cura delle persone ha bisogno di tempi e maturazioni diversi. C’è bisogno di poter condividere aspetti educativi con altri genitori e, in senso generale, c’è bisogno di (...)».
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Mauro Faverzani
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