Detto sinceramente: il nuovo Governo Draghi non mi convince fino in fondo anche se la sua presentazione programmatica al Parlamento ha fugato qualche dubbio. Cerco dunque di darne una lettura personale onesta, riconoscendone l’importanza storica e concordando sul fatto che Draghi costituiva l’unica scelta possibile per una serie di ragioni a tutti note; ma il giudizio verrà dato dal tempo, sulle realizzazioni, sui traguardi e sugli obiettivi che riuscirà a raggiungere in una complicata stagione non solo per l’Italia ma per l’Europa e il mondo intero.
La prima impressione è di trovarsi davanti a due chiare impostazioni di governo sovrapposte, che dovranno convivere; a due anime non so fino a che punto conciliabili: un’anima tecnica, sapientemente scelta al di fuori dei partiti costituiti, dove a capo dei sei o sette ministeri che contano Draghi ha posto “suoi” uomini di fiducia, alcuni ai più sconosciuti, scegliendoli in autonomia nei mondi della scienza, della tecnica, della cultura, dell’economia e della finanza, e collocandoli in posizioni strategiche e con alcune novità non marginali: all’interno, al ministero dell’economia e finanze, alla istruzione, all’università e ricerca, alla giustizia (la scelta della ministra Cartabia è del Presidente Mattarella), all’ambiente, alle infrastrutture, all’innovazione tecnologica e transizione digitale, alla difesa (anche qui la riconferma del ministro Guerini è stata voluta da Mattarella). Qualcuno parla, non lontano dal vero, di Governo dei due Presidenti, in chiara sintonia; qualcuno addirittura si spinge a dire che è il governo istituzionale di Mattarella: io sono di questo avviso...
Walter Montini
già senatore della Repubblica Italiana
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