Martino Rossi Spa L’amministratore delegato, Stefano Rossi: «Ostacoli per chi è meno strutturato»
Il concetto di “salario giusto” introdotto dal Decreto Lavoro recentemente approvato, divide il mondo delle imprese. «Dobbiamo prima di tutto capire bene come sarà applicata la normativa», commenta Stefan Rossi, amministratore delegato della Martino Rossi nonché presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Lombardia. «Da imprenditori siamo sempre stati molto attenti al tema dell’attrattività dell’azienda nei confronti del nostro personale. Negli ultimi quindici anni abbiamo decuplicato il numero dei dipendenti e, proprio per questo, abbiamo accolto positivamente questa iniziativa, perché va nella direzione di dare sempre maggiore dignità ai lavoratori».
Ci sono aspetti che la preoccupano?
«La prima preoccupazione riguarda il rischio che questa normativa possa limitare la meritocrazia. Se si punta a livellare eccessivamente le retribuzioni all’interno dei reparti, si potrebbe andare incontro a una dinamica che penalizza chi si è distinto. Nella nostra azienda di Malagnino abbiamo un’età media inferiore ai quarant’anni. Ci sono dipendenti assunti magari da cinque anni che hanno dimostrato maggiore volontà, determinazione e desiderio di crescere, e che in questi anni sono stati premiati più di altri colleghi che, ad esempio, erano maggiormente assenteisti. Ci siamo sempre affidati al giudizio dei responsabili dei reparti, che hanno dato fiducia a questi giovani valorizzandone il percorso».
Dunque c’è il rischio concreto che venga meno la possibile gestione meritocratica?
«Temiamo che questa legge possa creare una forma di dumping all’interno delle aziende. Faccio un esempio: se nel reparto confezionamento ho venti dipendenti e quattro di loro si distinguono perché hanno una Ral superiore del 30%, in quanto stiamo investendo su di loro perché diventino futuri responsabili, non vorremmo che ci venisse imposto di riconoscere a tutti la stessa retribuzione, perché sarebbe anche entieconomico per l’azienda. Le decisioni sulla meritocrazia devono restare nelle mani dell’imprenditore o del responsabile del reparto».
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Laura Bosio








