

Focus
Cgil Maria Teresa Perin: «E non c’è contrasto ai contratti pirata»
«Serve una base che sia invalicabile»
Un minimo di 9 euro per eliminare il lavoro povero
Il Governo ha definito il Decreto Lavoro, sostenendo sia un passo avanti verso un “salario giusto”. In sostanza, non viene introdotto un salario minimo legale, ma si adotta un modello che si basa sulla contrattazione collettiva nazionale. Una scelta che ha acceso non poche polemiche nel mondo sindacale.
«La nostra organizzazione esprime un giudizio assolutamente negativo sul Decreto Lavoro e sulla formula del salario giusto», commenta Maria Teresa Perin, della segreteria provinciale Cgil Cremona. «Con questo provvedimento le buste paga dei lavoratori non vedono un solo euro di aumento. Infatti il decreto non assegna risorse dirette ai lavoratori per contrastare l'inflazione e la perdita del potere d'acquisto mentre circa un miliardo di euro va direttamente in tasca alle imprese».

La riforma esclude l'introduzione di un salario minimo legale… cosa ne pensa?
«La strada presa dal governo va nella direzione sbagliata perché lascia scoperti (e quindi non tutela, se non a parole) milioni di lavoratori e lavoratrici che percepiscono paghe legali, ma insufficienti vivere in un contesto in cui ogni cosa è aumentata di prezzo. Senza un “pavimento legale” minimo (ossia il salario minimo), molti contratti collettivi “leader” continueranno ad avere tabelle retributive troppo basse rispetto al costo della vita reale. Il salario giusto, infatti...
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Laura Bosio






