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Cisl Il segretario generale Asse del Po: «Il Decreto Lavoro introduce un principio importante: il salario è definito attraverso la contrattazione collettiva»

Giudizio positivo. Al lavoro

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Ivan Zaffanelli (Cisl) sul "salario giusto": «Una soglia fissata per legge sarebbe sbagliata»

«Il giudizio è positivo», dice Ivan Zaffanelli. E anzi, in questa intervista per il nostro settimanale, il segretario generale Cisl Asse del Po rilancia la piattaforma unitaria con Cgil e Uil per «tradurre i principi del Decreto Lavoro in regole semplici, condivise e valide per tutti».
Insomma, sul “salario giusto” c’è convergenza di opinione e di azione, almeno per le principali sigle sindacali, un punto di partenza non scontato. Zaffanelli analizza gli elementi che convincono la Cisl a cominciare un percorso che ritiene necessario.
Zaffanelli, cosa la convince del Decreto Lavoro?
«Introduce un principio importante: il salario giusto deve essere definito attraverso la contrattazione collettiva e soprattutto non è formato solo dalla paga base».
Quali altre voci intervengono?
«Il Decreto non fissa una paga oraria uguale per tutti. Sceglie invece come riferimento il trattamento economico complessivo, il TEC, previsto dai contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative. È una scelta importante».
Perché?
«Perché nel TEC rientrano tutti gli elementi economici previsti dal contratto: la retribuzione mensile, la tredicesima e le altre mensilità aggiuntive, le indennità, le maggiorazioni, il welfare e gli altri istituti ai quali può essere riconosciuto un valore economico. Tenerne conto è fondamentale».
Questa è una delle differenze con il salario minimo?
«Sì, perché il valore di un contratto non si misura con una sola cifra. Due contratti possono avere una paga base simile, ma garantire condizioni molto diverse. Possono cambiare le tutele in caso di malattia, i permessi, le maggiorazioni, gli inquadramenti, la previdenza integrativa e l’assistenza sanitaria. Parlare di salario giusto significa considerare tutto questo. Significa guardare al valore complessivo del lavoro e dei diritti riconosciuti alla persona. E poi c’è un’altra cosa».
(...)
IL SALARIO GIUSTO
Il Decreto Lavoro stabilisce che il trattamento economico complessivo contenuto nei CCNL deve essere comparato a quello dei contratti maggiormente rappresentativi, quelli cioè che sono stati stipulati dalle sigle sindacali più rilevanti. I contratti stipulati dalle associazioni meno rappresentative dovranno adeguarsi, nel minimo, agli standard stabiliti nei Ccnl maggiormente applicati. E se un settore lavorativo non dovesse essere coperto da un CCNL? Secondo la norma si applicherà il contratto collettivo nazionale più simile al settore, per analogia. Le imprese che non dovessero rispettare il nuovo requisito salariale perderanno l’accesso agli incentivi occupazionali previsti dal Decreto stesso. La novità normativa ha lo scopo di ridurre l’applicabilità dei contratti pirata.
IL SALARIO MINIMO
La proposta di legge per il salario minimo è stata presentata nel luglio 2023 da quasi tutte le opposizioni (allora c’era anche Azione, ma non Italia viva). Senza disconoscere il ruolo decisivo della contrattazione collettiva – cui veniva lasciato il compito di stabilire le tabelle retributive – si introduceva però l’obbligo di una paga non inferiore ai 9 euro all’ora per il Trattamento economico minimo (Tem), e non inferiore comunque a quanto stabilito dai sindacati comparativamente più rappresentativi per il Trattamento economico complessivo (Tec), che comprende tutte le voci della busta paga: minimo tabellare più indennità, straordinari, premi, superminimo, tredicesima, quattordicesima.
RETRIBUZIONI IN ITALIA
Secondo i dati Ocse 1991-2023, nei grandi Paesi industrializzati le retribuzioni reali sono cresciute in media del 25%: in Francia e Germania si parla di oltre il 30%. Gli stipendi in Italia invece sono scesi del 3,4%. Negli altri Paesi europei, i salari hanno registrato aumenti e hanno retto il peso dell’inflazione con politiche pubbliche. Come evidenziano i numeri Ocse, nel nostro Paese invece dall’agosto 2021 i salari hanno perso l’8% del potere d’acquisto.
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Cristiano Guarneri
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