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«Bene, ma non basta»

Renato Ancorotti, senatore di Fratelli d’Italia: «Bisogna strutturare un piano industriale per il Paese»

Il senatore cremonese Renato Ancorotti, quando si parla del decreto lavoro 2026, quello del “salario giusto”, ha le idee chiare: sia perché è imprenditore, sia perché, a livello parlamentare, fa parte della IX Commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione agroalimentare.
Cita la premier Giorgia Meloni, quando al congresso della UIL ha dichiarato: «Col decreto lavoro, noi abbiamo fissato nero su bianco un principio che in Italia non era mai stato riconosciuto e cioè che la contrattazione collettiva, la contrattazione di qualità è lo strumento più efficace che abbiamo a disposizione per far crescere le tutele, difendere i diritti, rafforzare le retribuzioni dei lavoratori ed è una scelta di campo, perché per la prima volta lo Stato afferma che la dignità di uno stipendio passa dalla qualità del contratto e non semplicemente da una cifra stabilita a tavolino, magari calata dall’alto». Ed Ancorotti ricorda come, proprio in quella sede.
Insomma, “salario giusto” sì e “salario minimo” no…
«Guardi, il salario giusto è un parametro di contribuzione minima garantita, sempre però attraverso i contratti collettivi nazionali, firmati dalle realtà datoriali più rappresentative con le organizzazioni sindacali. Nessuno può dare un salario inferiore a quello che è stato contrattato e questo impedisce i contratti-pirata. Rappresenta insomma un passo avanti. Poi, certo, sarà necessario intervenire anche in tutti quei settori in cui le cose ancora sono poco chiare...
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Il senatore Renato Ancorotti
Il senatore Renato Ancorotti
Mauro Faverzani
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