Capitale della Cultura. Silvio Levaggi: «Capitale nel 2029? Sarebbe una grande opportunità»
La candidatura di Cremona a Capitale Italiana della Cultura 2029 diventa l’occasione per riscoprire la ricchezza del patrimonio culturale cittadino. A partire dal suo simbolo più distintivo, la liuteria cremonese, riconosciuta nel 2012 dall’Unesco come «patrimonio culturale immateriale dell’umanità». Oggi, a Cremona, sono quasi 200 le botteghe distribuite tra città e provincia. Una di queste si trova alle porte del centro storico, nei pressi di palazzo Trecchi e palazzo Cittanova. Varcata la soglia di un condominio in via Trecchi, si entra nel laboratorio di Silvio Levaggi, che condivide lo spazio di lavoro con la moglie Anna, anche lei liutaia. Nato a Genova, Silvio si trasferisce a Roma da ragazzo assieme alla famiglia. È nella capitale che muove i primi passi nello studio della musica e, una volta concluso il liceo, sceglie di spostarsi a Cremona per imparare il mestiere di liutaio. «Ho frequentato il vecchio IPIALL (Istituto Professionale Internazionale per l’Artigianato Liutario e del Legno, ndr) – racconta –. C’erano due corsi, uno per i ragazzi in età da scuola superiore e poi il mio, che raccoglieva dai diciannove anni in su e c’erano anche dei quarantenni». Le passioni di chi sceglieva questa carriera erano spesso condivise: la musica, lo studio degli strumenti, ma anche l’artigianato e il lavoro manuale. Un insieme di conoscenze ed esperienze diverse, «che ti fanno unire i puntini per capire cosa ti interessa»...
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Francesco Gamba









