Dal fiume alla liuteria, passando per le università: Andrea Virgilio approfondisce la candidatura della nostra città
L’occasione è straordinaria, dice Andrea Virgilio, sindaco di Cremona, innanzitutto per avere una più chiara coscienza “di sé”. La candidatura della nostra città a Capitale della cultura 2029 non può prescindere da questo percorso di maturazione. Chi siamo davvero? Quali sono le potenzialità da far emergere e i limiti da correggere? Storia, tradizione e innovazione si mescolano da tempo in questo capoluogo, facendone un unico elemento di attrazione apprezzato (paradosso) più da chi ci guarda all’esterno che da noi che a Cremona viviamo, inclini al lamento e al “non si può”. In questa intervista, Virgilio dà un colpo di spugna alla titubanza e mette in fila gli elementi di un patrimonio da valorizzare ben oltre la chance di diventare Capitale della cultura.

Signor Sindaco, Lei ha individuato uno dei punti di forza della candidatura di Cremona a “Capitale della Cultura” nella sua capacità di “contaminazione” tra tradizione e nuove forme espressive. Dove e come ravvisa che ciò avvenga?
«Cremona incarna la “contaminazione” in modo concreto: un intreccio quotidiano tra radici e futuro. Non si limita a custodire il proprio patrimonio materiale e immateriale, ma lo rimette in circolo, rinnovandolo attraverso ricerca, dialogo con università e imprese, energie giovani e nuovi linguaggi. Lo dimostra la liuteria: sapere antico ma vivo, che si alimenta di studio, innovazione dei materiali, confronto internazionale e incontri con espressioni contemporanee. La stessa attitudine attraversa l’agroalimentare, dove tradizione è qualità e identità, mentre innovazione significa sostenibilità, tracciabilità e competenze nuove, con filiere che evolvono senza perdere autenticità. Anche la città lo racconta: recupero di edifici di pregio, non per musealizzare ma per dar loro funzioni attuali. La candidatura diventa così un percorso di consapevolezza e fiducia: unire competenze e comunità e narrare una Cremona capace di far dialogare ogni giorno tradizione e futuro».
Presentando la candidatura di Cremona, ha dichiarato che la nostra è una città “che vive il suo fiume”. La navigazione interna del Po ha vissuto il proprio culmine negli anni Novanta, e oggi presenta ancora interessanti opportunità. In che modo l’amministrazione sta cercando di darvi ulteriore sviluppo?
«Dire che Cremona è una città “che vive il suo fiume” significa riconoscere che il Po non è un margine, ma uno spazio reale di vita: comunità, sport, natura, identità. Il lungo Po cremonese smentisce ogni racconto rassegnato: energia e opportunità sono già presenti e possono crescere. Lungo il fiume convivono e si rafforzano funzioni diverse – aggregazione, pratica sportiva, dimensione naturalistica – a partire dalla tradizione delle Canottieri, non solo memoria ma scuola di partecipazione, disciplina e presidio educativo e sociale...
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Cristiano Guarneri









