Morelli (UniCatt): «Studenti come valore aggiunto. Puntiamo su questo»
Quando la giunta comunale ha annunciato l’avvio formale del percorso di candidatura di Cremona a «Capitale Italiana della Cultura 2029», il Sindaco, Andrea Virgilio, è stato chiaro e tra le frecce al proprio arco ha incluso anche la carta accademica, parlando di un territorio «che vuole essere sempre più città universitaria». Ma quale valore aggiunto possono dare gli atenei presenti? Lo abbiamo chiesto al prof. Lorenzo Morelli, docente di Food Microbiology for Food Production presso la sede di Cremona dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ma soprattutto incaricato rettorale per il coordinamento delle strategie di sviluppo logistico e operativo del Polo cremonese dell’ateneo.
![Lorenzo Morelli, direttore
del Centro
Ricerche Biotecno-logiche
della Catto-lica durante il suo intervento alla ceri-monia
dei 40 anni
[Foto Betty Poli]](https://mondopadano-naxos-space-250gb.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/mondopadano/stories/2026/02/06/internals/bae4eb42-d96a-482a-99c9-47113df98b96.jpg)
Professore, che contributo può dare Cremona universitaria a questa candidatura?
«Ci sono tre livelli che possono essere rimarcati. Il primo supporto che può dare la presenza universitaria a Cremona riguarda la forte connotazione internazionale della Cattolica, del Politecnico e di Musicologia con in più una forte presenza di studenti stranieri, che assicurano un’apertura importante sul mondo. Il fatto che siano diversi gli atenei presenti, peraltro tutti incardinati nel tessuto culturale della città, non è così scontato per una città di 80 mila abitanti...
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Mauro Faverzani









