AI, tra rischi e opportunità. I preoccupanti dati di due studi
Meglio vietare o educare? Quanto spazio occupa il digitale nella nostra vita: ce la ruba o, semplicemente, la facilita? L’occasione della Giornata mondiale per la sicurezza in rete (10 febbraio) ci permette di fare il punto su questi e su altri interrogativi inevitabili. Niente è più immediato che partire dai dati (qui a sinistra) e dall’allarme che destano, peraltro non da oggi. L’iperconnessione è un rischio che tutti noi corriamo e che per tanti giovani è già realtà. L’Osservatorio Scientifico sull’Educazione Digitale promosso dal Social Warning - Movimento Etico Digitale ha realizzato un’indagine che ha coinvolto oltre 20mila studenti italiani tra gli 11 e i 18 anni. Oltre il 77% di loro ha dichiarato di sentirsi dipendente dai device. Il 20% di questi passa oltre 5 ore davanti a uno schermo e in quasi tutti i casi (91%) i ragazzi riconoscono un impatto diretto del digitale sul proprio benessere. La navigazione in rete assorbe la parte più delicata delle nostre giornate: dalle 13 alle 19 è la fascia in cui si registrano gli incrementi maggiori e, dopo questa, la fascia serale, dalle 19 alle 23. Sono ore tradizionalmente dedicate allo studio, alle relazioni amicali e familiari o, semplicemente, al recupero psicofisico.
FAMIGLIA E SCUOLA
I grandi imputati sotto accusa sono gli adulti e, in particolare, quelli che compongono l’ambito familiare. Secondo i dati dell’Osservatorio, infatti, solo il 37,4% delle famiglie ha stabilito regole sull’utilizzo dei social. Troppo poco per parlare di vera e propria educazione. La vicepresidente del Movimento Etico Digitale mette il dito nella piaga: «Il messaggio che (...)».
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Cristiano Guarneri








