

Focus
«Ecco come “addestro” l’Intelligenza Artificiale»
Hands of businessman busy with work on computer in his office
Luca T., 32enne cremonese, è un “valutatore”: verifica il rispetto dei criteri di partenza
La domanda ha un’importanza capitale: se l’influenza dell’intelligenza generativa è diventata così vasta e pervadente, esiste qualcuno che la controlla? Chi decide cosa può fare, quali sono i limiti oltre i quali non può spingersi, i criteri etici che è obbligata a rispettare?
Sono interrogativi che da tempo accendono un dibattito globale che coinvolge aziende, comunità scientifica, opinione pubblica. Il rischio non è solo quello di un uso improprio dell’AI, ma di un monopolio culturale e tecnologico che condiziona società intere.
Ne abbiamo parlato con Luca T., 32enne cremonese, libero professionista che in questo momento svolge il ruolo di “valutatore e annotatore per modelli di intelligenza artificiale”. In parole povere, è colui che, dietro le quinte, controlla che l’AI si muova rispettando precisi binari di correttezza. «Oggi la verifica sull’intelligenza artificiale è in gran parte nelle mani delle grandi aziende tecnologiche - dice Luca -: OpenAI, Google DeepMind, Meta AI, Amazon, Anthropic, Microsoft e Nvidia detengono le risorse computazionali, i dataset, le competenze ingegneristiche e il capitale per sviluppare modelli su larga scala».
Queste realtà possiedono l’accesso a enormi quantità di dati, senza i quali i modelli di AI non potrebbero essere istruiti. Il compito di Luca T. si pone esattamente a questo livello: un addestratore che prepara i sistemi in modo costante e lo fa in via (...).
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Cristiano Guarneri






