Riccarda Gavazzi: «Come introdurla, con quali cautele e in che prospettiva»
Uno studente alza la mano: “Professoressa, su questo passaggio mi sono fatto aiutare da Chatgpt”. L’insegnante gli domanda per quale ragione si sia fatto aiutare proprio su quel punto. E nel dettaglio, gli chiede: “Che questione hai posto?”.
Siamo in un’aula dell’istituto Torriani, l’insegnante è Riccarda Gavazzi, docente di Lettere nel liceo Scientifico e nel corso di Informatica. Gavazzi è coinvolta da un paio d’anni nella iniziativa Miasedu, “manifesto dell’intelligenza artificiale generativa a scuola” del quale è stato promotore il professor Roberto Castaldo di Pomigliano d’Arco. Miasedu ha messo in rete 110 scuole in tutta Italia. È anche attraverso questo percorso, oltre ad un aggiornamento al patto di corresponsabilità educativa e al piano triennale dell’offerta formativa, che il Torriani potrà offrire ai suoi 1900 studenti, il Campus 4.0 che da settembre sarà l’ambiente in cui Intelligenza artificiale generativa e predittiva troveranno applicazione.
Perché ha posto l’accento sulla domanda formulata dallo studente a Chatgpt? Immagino non temesse di essere rimproverato, altrimenti non l’avrebbe rivelato…
«Perché credo che la differenza stia nel tipo di domanda posta. Se fosse una domanda banale, generica, nella quale, in sostanza, si chiede all’IA di rispondere al tuo posto, avrei avuto qualcosa da ridire. Se invece, il quesito del prompt fosse stato articolato e frutto di un ragionamento, lo avrei apprezzato. Del resto, detto con franchezza, gli studenti hanno iniziato a farsi aiutare a casa da Chatgpt ben prima che gli insegnanti si rendessero conto del fenomeno. E ritengo che sia anche una buona opportunità, per uno studente straniero, che ha genitori che non parlano Italiano e non possono aiutarlo e che s’impegna seriamente nel fare i suoi compiti. Altri compagni di classe, che hanno genitori che li seguono nei compiti a casa, non hanno nemmeno bisogno di ricorrere all’IA».
«L’uso dell’Intelligenza artificiale a scuola – prosegue l’insegnante – non è affatto vietato dal Ministero che, anzi, aggiorna le sue linee guida. Non è un divieto come nel caso dei dispositivi mobili in classe. A settembre 2025 sono uscite le linee guida del Mim (...)».

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Paolo Carini








