

Focus
«Via al cantiere della pace. Comincia da ogni giorno»
Da sinistra, Roberta Mozzi, Marina Della Giovanna, Andrea Virgilio e Francesca Romagnoli, rispettiva-mente assessori all’istruzio-ne, alle Politiche sociali, sindaco di Cremona, vicesindaco
Marina Della Giovanna L’assessore alle Politiche sociali: moderazione e dialogo
Marina Della Giovanna è assessora alle politiche sociali, fragilità, welfare, terzo settore, pari opportunità, famiglie e housing sociale del comune di Cremona, in carica da luglio 2024 ed artefice di questo progetto.
Quali obiettivi si è posta l’amministrazione comunale promuovendo questa tappa del Giro d’Italia per la Pace?
«Con il Giro d’Italia per la Pace, Cremona ha scelto di raccogliere un preciso appello civile, quello di restituire alle città il loro ruolo di laboratori di pace. Il nostro obiettivo è avviare un 'cantiere di pace' permanente, che trovi nelle istituzioni e, in particolare, nelle scuole un terreno fertile. Crediamo fermamente che la pace non sia un concetto astratto, o un tema che riguardi solo le dinamiche internazionali».
Il mondo vive di crisi e conflitti armati.
Qual è il significato di questa iniziativa in un momento storico come quello che stiamo vivendo?
«La pace è, soprattutto, una pratica quotidiana che si coltiva attraverso la cura dell’altro, la tutela dei diritti, l’esercizio della non-violenza nei comportamenti di ogni giorno e coinvolgere in primis i giovani significa offrire loro strumenti critici per comprendere i tempi che stiamo vivendo, trasformando la riflessione in un impegno concreto che dura ben oltre il passaggio della Lampada della Pace. Vogliamo promuovere tutto questo, consapevoli delle ferite dei conflitti globali, seppur nella convinzione che è la qualità delle relazioni umane il principio che anima la nostra comunità».
Al di là della partecipazione numerica, quali sono i segnali o i riscontri che vi faranno capire, a evento concluso, di aver centrato l’obiettivo prefissato?
«Il successo dell’iniziativa si misurerà sulla base di quanto la capacità del messaggio riuscirà a sedimentarsi per generare un cambiamento reale; se sapremo innescare una riflessione che superi i confini dell’evento ed il segnale più importante sarà vedere i giovani farsi promotori di questo percorso, portando in aula e in famiglia gli spunti critici e i valori emersi. Ci auguriamo che questa occasione spinga gli adulti ad una pausa di riflessione autentica, che trasformi il concetto di pace in una scelta consapevole. Se, a evento concluso, il tema della non-violenza sarà divenuto argomento centrale nelle relazioni tra le persone e nei comportamenti dei nostri concittadini, potremo dire di aver centrato l’obiettivo».
Il progetto punta sulla partecipazione di scuole e quartieri ed avete scelto di mettere i giovani al centro del programma. Perché è fondamentale, oggi, coinvolgere bambini e ragazzi?
«Il coinvolgimento dei giovani non è una scelta, è una necessità. Spesso si dice che i ragazzi siano il futuro, eppure in un momento storico segnato da un crescente ripiegamento verso l'individualismo, educare alla non-violenza e alla cittadinanza attiva significa, prima di tutto, restituire loro spazi e strumenti di confronto. È fondamentale insegnare loro che la diversità di vedute non è una minaccia, semmai un’opportunità di crescita e che la cura dell'altro è il pilastro su cui si fonda ogni convivenza civile. Vogliamo sottrarli alla chiusura, offrendo occasioni concrete per allenarsi all'ascolto e all’empatia ed il fatto che il programma sia nato dalla sinergia tra scuole, associazioni e istituzioni testimonia proprio questo: la pace non si apprende sui libri, ma si costruisce insieme, facendo rete, all'interno della comunità in cui viviamo».
C’è collaborazione tra molte realtà, associazioni e istituzioni cittadine. Quanto è importante poter contare su una rete?
«Per il nostro assessorato, la costruzione di una rete solida è fondamentale, poiché affrontare temi di un certo peso, come la fratellanza e la pace, richiede una visione d’insieme in cui l'Amministrazione non può agire come un soggetto isolato, deve, invece, farsi promotore di interrelazioni tra le forze della città. Nel programma dell’evento c’è già un esercizio pratico di pace e consiste nell'aver riunito istituzioni, associazioni e realtà del territorio in un modello di collaborazione concreta. La sfida, in particolare quando ci rivolgiamo ai giovani, è quella di saper diversificare i linguaggi e grazie alla preziosa collaborazione di realtà come la Compagnia dei Piccoli, l'Arci o la libreria Timpetil, siamo riusciti a superare alcune barriere istituzionali, raggiungendo i ragazzi attraverso i codici espressivi a loro più congeniali, più vicini. Questa capillarità è peculiare perché dove l’istituzione, da sola, rischia di risultare distante, la rete crea un ponte, rendendo il messaggio della non-violenza accessibile, condiviso e profondamente radicato nel tessuto della comunità».
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Beatrice Silenzi





