Università Cattolica. La Manna, docente di Diritto Internazionale: «Con soluzioni negoziate»
Rilanciare una prospettiva di pace in un tempo come l’attuale, segnato dalle guerre, dalla violenza nelle piazze e dalle emergenze – come quella climatica -, può sembrare quasi utopico... Invece Comune di Cremona e Università Cattolica del Sacro Cuore credono proprio che questo sia il momento giusto e scommettono sui giovani. Per questo lo scorso 27 ottobre hanno promosso presso l’Aula Magna del Campus Santa Monica un convegno dal titolo « Pensare la pace: comprendere il presente, costruire il futuro », aperto agli studenti delle scuole superiori ed agli universitari. L’iniziativa si è rivelata un’occasione importante per fare il punto della situazione, analizzare in modo oggettivo le criticità presenti e capire quali azioni intraprendere per poter davvero guardare alla pace come ad un obiettivo possibile.
Abbiamo intervistato in merito uno dei relatori, Mariangela La Manna, docente di Diritto Internazionale nella sede di Piacenza dell’Università Cattolica.
Recentemente Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio internazionale “Van Thuan”, ha detto che “la pluralità è la diversità lecita, il pluralismo è la diversità illecita”. Come conciliare questo con una prospettiva di multilateralismo?
«Il multilateralismo si fonda sull’adozione di decisioni concertate, sulla ricerca di soluzioni negoziate ai problemi, sull’adozione di regole comuni attraverso la conclusione di trattati internazionali e sulla promozione dell’attività delle organizzazioni internazionali per la gestione e la soluzione di problemi comuni. Nell’ottica multilaterale, l’ordinamento internazionale è il diritto della cooperazione e non della semplice coesistenza. In quest’ottica, non vedo contraddizione tra multilateralismo e pluralismo».

Che futuro si può ipotizzare per le Nazioni Unite? Il presidente americano Trump le ha definite “una tigre di carta” ed ha ipotizzato il ritiro degli Stati Uniti…
«Non si può negare che le Nazioni Unite stiano attraversando un momento di profonda e prolungata crisi. Occorre sottolineare, però, che tale crisi è accresciuta dai tentativi ad opera di diversi Stati (primi fra tutti gli Stati Uniti) di delegittimare l’operato dell’Onu, così da favorirne ulteriormente il declino. In quest’ottica devono essere letti il ritardo nel pagamento delle quote di partecipazione da parte dell’amministrazione statunitense e soprattutto l’istituzione del cosiddetto Board of Peace. Per quanto lo scetticismo nei confronti in particolare di alcuni organi dell’organizzazione sia ampiamente fondato (qui mi riferisco al Consiglio di Sicurezza, la cui inefficacia si è avvertita su molte vicende, quali la guerra civile siriana, l’invasione dell’Ucraina, la situazione di Gaza), occorre, però, riconoscere che altri organi dell’Onu, come la Corte internazionale di giustizia, svolgono in maniera adeguata le loro funzioni statutarie, promuovendo il rispetto e l’osservanza del diritto internazionale. Se il presente non è esattamente incoraggiante, dunque, non è detto che il futuro dell’Onu sia scritto. L’avvicinarsi dell’elezione del nuovo Segretario generale dell’organizzazione rappresenta un momento di grande fermento».
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Mauro Faverzani






