Intervista a Federica Lauritti, coordinatrice dei servizi Assp e Adm di Meraki Cremona
La figura dell'educatore professionale ha vissuto una profonda e radicale trasformazione nel corso degli ultimi decenni, acquisendo un ruolo sempre più concreto e rilevante. «Non è più solo una presenza di supporto e di affiancamento, ma una professione educativa vera e propria», spiega Federica Lauritti, educatrice socio pedagogica (e coordinatrice del servizio Saap e Adm e Incontri Protetti cooperativa Meraki Cremona). «L’educatore è un professionista con competenze pedagogiche, progettuali e relazionali specifiche, che lavora in rete con scuole, famiglie, servizi sociali, psicologi e territorio. Il suo ruolo è quello di accompagna le persone nei contesti di vita quotidiana. Insomma, è un vero e proprio professionista di prossimità».

Un cambiamento legato all’evoluzione delle società familiari…
«Oggi le famiglie sempre più spesso sono soggetti fragili, vivono momenti complessi. Quella dell’educatore è la figura che incontrano più frequentemente, che entra nei luoghi di vita dell’assistito e che con lui costruisce una relazione di fiducia, lavorando sulle relazioni profonde».
Attorno a questa professione si sta sviluppando un importante dibattito culturale…
«Si parla molto di welfare educativo. L’educatore ha anche il compito di creare spazi di ascolto e aiutare le persone senza sostituirsi a loro. È un professionista del lavoro sociale. Una figura che spesso opera in modo trasversale, seguendo più ambiti contemporaneamente e affrontando un monte ore importante».
Quali sono le maggiori soddisfazioni nel suo lavoro?
«In un periodo in cui siamo tutti molto oberati, perché gli educatori sono pochi rispetto al fabbisogno, le soddisfazioni maggiori arrivano dalle piccole conquiste: un giovane che ritrova fiducia in sé stesso, una famiglia che riesce a trovare nuovi equilibri...
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Laura Bosio








