Focus

«Non saremmo noi senza gli educatori professionali»

Group of student are in a field trip

Silvio Premoli, docente della Cattolica: «La Politica non ha contezza della loro rilevanza»

Stiamo vivendo una fase davvero critica: a fronte di un picco in termini di vulnerabilità e fragilità di bambini, adolescenti, giovani, disabili ed anziani, gli educatori professionali sembrano introvabili. E tutto questo ha cause precise, ben individuabili: sono poco riconosciuti e mal retribuiti. Così le posizioni che restano scoperte nei servizi socio-educativi sono in drastico aumento, mettendo in seria difficoltà le strutture, tanto pubbliche quanto private, senza che al momento sia stato introdotto alcun serio intervento compensativo. Ed allora, che fare? Lo chiediamo al prof. Silvio Premoli, Coordinatore del corso di laurea magistrale in Scienze Pedagogiche e Servizi alla Persona presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Professore, ho davanti i dati relativi ai corsi di laurea in Educatore Professionale Socio-Sanitario, nell’anno accademico 2025/2026: a fronte di 844 posti disponibili sono arrivate appena 546 candidature...
«E tenga conto che quello socio-sanitario è il settore che meno risente della situazione, perché ha stipendi un po’ più alti e posizioni un po’ più sicure. Ma per gli educatori professionali socio-pedagogici – che sono poi la stragrande maggioranza degli educatori -, la questione del contratto è molto più complicata. Fa eccezione solo quel 25% che lavora per gli enti locali nei servizi educativi per la prima infanzia, quindi nei nidi. Tutti gli altri sono collocati prevalentemente all’interno di cooperative sociali, fondazioni, associazioni con situazioni contrattuali meno riconosciute, sia sul piano salariale che sul piano delle garanzie, ed in più spesso hanno anche una frammentazione oraria su più servizi».

Eppure la figura dell’educatore professionale è importante…
«In realtà che sia importante non lo sanno tutti… L’opinione pubblica non ritiene rilevante questa professionalità. Se c’è un problema educativo raramente chiamano un pedagogista in televisione, quasi sempre chiamano uno psicologo o un prete. Vi sono stati riconoscimenti legislativi, questo è vero: la legge 205 del 2017 ha riconosciuto i percorsi formativi della professione sia dell’educatore socio-pedagogico che del pedagogista, e la legge 55 del 2024 ha introdotto l’Ordine professionale, anche se con una serie di errori nella seconda parte del dispositivo, che hanno (...)». 
Silvio Premoli
Silvio Premoli
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Mauro Faverzani
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