Antonella Nuovo, ex magistrato, illustra limiti, responsabilità e opportunità nelle attività dei Grest
Educare è un’avventura difficile e affascinante. Si compie in ogni momento della vita. Durante il periodo estivo, assume forme e accade in contesti differenti dalle altre stagioni. Eppure, la posta in gioco non cambia. La chiamata a “tirare fuori” (educere) resta identica, così come la complessità organizzativa dei luoghi dell’educazione e la responsabilità giuridica a vari livelli.
In questo Focus, fissiamo la nostra lente di ingrandimento sulla figura dell’educatore in generale, andandola a raccontare in alcune delle sue principali declinazioni, dall’animatore dei Grest estivi all’educatore professionale in strutture per anziani o disabili, fino ai genitori, al sacerdote, all’anziano che trasmette ai più piccoli il proprio bagagli d’esperienza.
In questa intervista, l'ex magistrato Antonella Nuovo traccia la linea di demarcazione tra la responsabilità civile e penale e la fatalità, offrendo una guida essenziale e preziosa per oratori, famiglie e ragazzi.

Dottoressa Nuovo, qual è la differenza giuridica tra la figura dell’educatore professionale e del volontario?
«L’educatore professionale è una figura di lavoratore che ha un titolo abilitante e viene retribuito mentre l’educatore volontario, secondo il Codice del Terzo Settore, è una persona che opera per libera scelta, senza retribuzione, in supporto alla comunità e per il bene comune».
Questo è il perido che precede l’inzio dei Grest e dei Centri estivi- In cosa consiste il dovere di vigilanza del volontario durante queste attività?
«La legge configura il dovere di vigilanza del volontario come un insieme di responsabilità, attive o preventive, tutte inerenti alla sorveglianza dei partecipanti, bambini o ragazzi, per garantire la sicurezza e prevenire gli incidenti»...
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Antonio Gattulli








