Matteo Lancini. Lo psicoterapeuta: «Vogliamo vietare ciò che noi adulti continuiamo a usare»
Non è un nostalgico, Matteo Lancini. È uno spietato realista. Uno che fiuta le contraddizioni e le denuncia senza peli sulla lingua. In 18 minuti di telefonata demolisce le velleità europeiste di salvare i giovani da ansia e solitudine, ribaltando il piano: i primi a dover cambiare siamo noi adulti. Psicologo e psicoterapeuta, docente all’Università Milano-Bicocca e autore di molti libri sull’adolescenza, Lancini bolla l’Eu Kids Act come «irrealizzabile». I paletti previsti ma non ancora approvati dal Consiglio europeo «sono proclami da campagna elettorale che nessuno potrà far rispettare». La prova è lì, nel testo del regolamento: «Se lei legge – dice Lancini – non c’è indicazione alcuna sul modo con cui faranno rispettare le norme».
La corsa degli Stati a bandire i social dalla vita dei minori è «pura ricerca di consenso popolare». Come totalmente falso, per Lancini, è «che i ragazzi in Australia abbiano cominciato a star meglio dopo i provvedimenti presi». Minata alle fondamente la narrazione che circola sui benefici dei divieti, Lancini previene un’accusa che ha già ricevuto: «Non dica anche lei che sono favorevole a Internet e ai social network. È il contrario! Io sono per chiudere totalmente tutti i social con un decreto europeo, l’ho proposto anche al governo italiano in una audizione al Senato: divieto assoluto dei social dagli zero agli ottant’anni. Lo potrebbero fare domani, ma perderebbero le elezioni. Allora cosa fanno? Stop ai minori senza cambiare nulla del mondo degli adulti. L’unico bene ai bambini è che siano gli adulti a togliersi qualcosa».
Oggi, però, la rete e i social sono utilizzati per lavoro. Mi pare irrealizzabile la sua proposta.
«E allora perché non educhiamo le nuove generazioni a viverli in modo corretto, anziché vietarli a loro e continuare a usarli noi? Perché la scuola non obbliga i ragazzi ad avere il cellulare in classe abituandoli a crescere in una società dove dovranno vivere sempre connessi e invece chiedono loro di metterlo fuori in una stanzetta perché questo ottiene il consenso di chi vota, di tanti insegnanti, presidi, genitori che vogliono che il cellulare dei propri studenti e figli rimanga fuori? Peraltro, in una scuola che dall’una in poi è in mano a Internet e ai social, con i gruppi di WhatsApp dei genitori che imperversano».
In effetti…
«Noi da anni non eleggiamo un rappresentante di classe ma un influencer. E poi il registro elettronico, le note mandate a casa online. Per non parlare dei compiti. Viviamo in una società dissociata che continua a far vedere che si diventa ricchi, famosi e popolari solo attraverso i social, si governa tutto con i social e poi improvvisamente, invece di educare le nuove generazioni, vogliamo vietare loro lo stesso mondo in cui viviamo noi, così ci laviamo la coscienza. Mi dica se è mai esistita una generazione di adulti talmente dissociata, fragile e in alcuni casi politicamente ipocrita come questa».
(...)

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Cristiano Guarneri

