Giancarlo Balduzzi, agronomo e docente allo Stanga: le verdure più adatte, i sistemi di irrigazione, la biodiversità
Quella degli orti non è solo un’esperienza educativa, ma anche una strada per far comprendere ai più piccoli i cicli della natura, la sostenibilità e la biodiversità. “Gli orti didattici e sociali sono realtà interessanti, che mi è capitato spesso di osservare” spiega Giancarlo Balduzzi, agronomo e docente allo Stanga. “Oggi viviamo in una realtà in cui si sta perdendo il rapporto con la natura, con le piante e con gli animali. Per questo queste esperienze sono fondamentali. Spesso vengono affiancate anche da piccoli allevamenti, che permettono di chiudere il ciclo della sostanza organica, riportando nell’orto ciò che deriva dagli animali. Inoltre hanno una forte funzione sociale e inclusiva, perché coinvolgono persone che vogliono mettersi in gioco”.
Quanto è importante questo approccio per i più giovani?
«È molto importante. Allo Stanga, ad esempio, anche i ragazzi con disabilità possono frequentare l’orto dell’istituto. È un’esperienza che permette di mettere in pratica capacità che poi si sviluppano nel tempo. I ragazzi acquisiscono conoscenze che li rendono più curiosi e autonomi. Attraverso la coltivazione naturale si entra in contatto diretto con i cicli biologici, imparando a comprendere fenomeni che oggi spesso vengono dati per scontati. Molti giovani, pur essendo avanzati su altri aspetti, faticano a riconoscere concetti di base come il ciclo delle stagioni. L’orto aiuta proprio a recuperare questo legame con la natura».
In un orto collettivo, come si gestisce la rotazione delle colture?
«La rotazione è indispensabile, soprattutto quando non si utilizzano prodotti chimici. Bisogna organizzare le coltivazioni in base ai cicli delle piante: primaverili, primaverili/estivi, estivi o ...».

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Laura Bosio




