Antonino Giorgi, psicoterapeuta: «È un processo che genera assenza di relazioni»
Il progetto “Non ci caschiamo” a Cremona evidenzia come la truffa non sia solo reato, ma un vero e proprio evento relazionale. Abbiamo sentito il parere del professor Antonino Giorgi, psicoterapeuta, psicogeriatra e docente all’Università Cattolica.
Professor Giorgi, perché la solitudine o il desiderio di interazione degli anziani diventano possibilità di un fumus commissi delicti (ovvero la probabilità di effettiva consumazione del reato) da parte di un truffatore?
«La dinamica che rende l'anziano bersaglio privilegiato affonda le radici in una forma di vittimizzazione primaria legata all'ageismo, ovvero quel pregiudizio sistemico che tende a emarginarlo dai circuiti produttivi e sociali, negandogli il riconoscimento del valore e dell’utilità all'interno della comunità. È un processo che genera inevitabili ripercussioni e un profondo isolamento. E questa solitudine, intesa come assenza di una rete relazionale protettiva, si configura come elemento catalizzatore che espone il soggetto a tecniche manipolatorie, poiché la mancanza di un ruolo sociale definito trasforma una semplice fragilità esistenziale in una vera e propria vulnerabilità che rende l'anziano assai più esposto alle strategie dei truffatori».
Spesso gli anziani non denunciano per vergogna. Quali traumi psicologici si celano dietro questa reticenza e come decostruire lo stigma della vittima ingenua?
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Beatrice Silenzi




