L’esperto. Marisa Musaio, docente dell’Università Cattolica: «Quello intergenerazionale è decisivo»
Romano Guardini è noto per lo più come filosofo e teologo: pochi sanno che fu anche un eccellente pedagogo. Nel suo libro «Le età della vita», spesso dimenticato eppure ancora estremamente attuale, definisce l’anziano come «uomo saggio», che «irradia» ossia «rende manifesto il senso delle cose e, con il suo atteggiamento disinteressato, gli dà un’efficacia particolare». È proprio da qui che prende spunto la professoressa Marisa Musaio, docente di Pedagogia Generale e Sociale, nonché di Pedagogia delle Età della Vita presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, per parlare della condizione anziana.
Allora, professoressa, chi è l’anziano?
«Vede, Guardini ci invita a non guardare alle varie età come a step successivi e statici, bensì a cogliere in ciascuna fase una forma di vita dal punto di vista del significato. Certamente quella anziana è l’età della fragilità, in cui i bisogni di cura sono più evidenti, ma è così anche nel bambino appena nato... Nell’anziano possiamo cogliere però un potenziale residuo, che si rivela in una molteplicità di situazioni, per cui non è più solo un soggetto da assistere; per questo occorre attivare nei suoi confronti, anche a livello di servizi, una sensibilità spesso totalmente nuova».
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Mauro Faverzani



