Deve essere nutrizionalmente completa, attenzione alla consistenza. Ne parla Elisa Re, laureata in Food processing innovation and tradition
In un territorio in cui l’età media è sempre più elevata e dove il numero di persone anziane è in continua crescita, l’alimentazione nella terza età è una delle principali sfide del futuro. Ed è anche uno dei principali campi di ricerca dell’Università Cattolica di Cremona, facoltà di scienze alimentari, che sta portando avanti un progetto sulla Silver economy alimentare. In questo contest si sono sviluppate anche diverse tesi di ricercar, portate avanti dagli studenti del corso di laurea magistrale in Food processing Innovation and tradition.
Quello della nutrizione nella terza età è un tema sempre più importante», dice Elisa Re, che si è laureata con una tesi dal titolo “Development of a probiotic pudding for elderly consumption” e che ora lavora all’Healthy Aging Research Group, azienda del territorio con sede a Vescovato. «L’anziano può avere meno appetito, essere più selettivo, ridurre le quantità di cibo e, allo stesso tempo, avere bisogno di assumere dosi adeguate di nutrienti e di liquidi. Se a questo si aggiungono eventuali difficoltà nella masticazione o nella deglutizione, il rischio di malnutrizione aumenta. Quindi, secondo me, il punto non è semplicemente “far mangiare l’anziano”, ma fare in modo che quello che riesce e desidera mangiare sia il più possibile completo dal punto di vista nutrizionale».
Con l’avanzare dell’età cambiano il fabbisogno nutrizionale e la capacità dell’organismo di utilizzare i nutrienti: quali sono le principali criticità in questo senso?
«Con l’età cambia il rapporto tra quanto si mangia e quanto è necessario assumere. Il fabbisogno energetico può ridursi, mentre la necessità di alcuni nutrienti rimane elevata. Diventa quindi importante...
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Laura Bosio








