

Attualità
Manuela De Giorgi - Sicurezza Cibernetica Polizia Postale
«Rompere i tabù e insegnare ai ragazzi a chiedere aiuto»
Teen girl bullied through social media
«I nostri incontri a scuola fondamentali, importante non isolarsi»
Manuela De Giorgi è dirigente del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale della Lombardia.
Quali sono i nuovi comportamenti a rischio, che emergono dai social? Come si possono riconoscere i segnali di cyberbullismo e come è cambiata la natura delle minacce online negli ultimi anni?
«L’età media di approccio ai social si sta abbassando: il limite dei 14 anni previsto - 13 con il consenso dei genitori - spesso non viene rispettato e senza che i genitori ne siano consapevoli. Ricordo che l’uso dei dispositivi in tenerissima età è associato a ritardo nel linguaggio, difficoltà di concentrazione e problematiche nella socializzazione. I pericoli oggi sono tanti: cyberbullismo, odio o adescamento online, sexting, esposizione a contenuti non appropriati, social challenge, dipendenze, e tutti possono diventare ancora più insidiosi con l’A.I.. Penso all’App bikini off - software che toglie virtualmente i vestiti alle persone - ai deep fake - con cui si creano video destinati a deridere, intimidire, minacciare - alle fake news o al phishing. I segnali a cui prestare attenzione sono: il rifiuto di andare a scuola o il calo del rendimento scolastico; l’isolamento o la perdita di interesse per la quotidianità, o malesseri (cambiamenti di umore, disturbi dell’alimentazione e insonnia). È importante saper riconoscere i segnali e promuovere un dialogo aperto. Il ruolo degli adulti e dei compagni è fondamentale: bisogna rompere i tabù e insegnare ai ragazzi che chiedere aiuto è un atto di coraggio, non una debolezza».
Quali sono i punti di forza e le criticità ancora aperte della Legge 71/2017? Come si concilia la necessità di responsabilizzare i minori con quella di evitare una precoce criminalizzazione di comportamenti dettati da immaturità o inconsapevolezza?
«È una legge con tanti punti di forza che ha consentito di fare dei passi importanti, con strategie preventive e di contrasto del cyberbullismo e nuovi percorsi di mediazione e rieducazione dei minori. È stato inserito un “codice di comportamento” che ogni istituto deve adottare; rafforzato il servizio di supporto psicologico e istituito un tavolo di monitoraggio, perché i minori devono essere responsabilizzati e accompagnati nella crescita. Il focus della Legge è l’attenzione sul minore: sia esso vittima o autore dei fatti illeciti, con un nuovo approccio educativo in cui, il lavoro in Rete deve essere volto a promuovere l’uso consapevole dei social».
Alla luce delle normative europee, come il DSA, quali obblighi concreti hanno oggi le piattaforme nella prevenzione e nella rimozione dei contenuti pericolosi per i minori? E come si coordina la loro azione con le Forze dell’Ordine?
«Tra Polizia Postale e piattaforme vi è collaborazione continua, finalizzata ad aumentare la sicurezza online. Le piattaforme prevedono l’età minima dei 16 anni per l’utilizzo dei social, ma gli Stati membri possono stabilirne una inferiore - come detto, per l’Italia questo limite è 14 anni - e adottare misure adeguate per proteggere i dati personali, rimuovere contenuti pericolosi, fornire meccanismi di segnalazione, promuovere educazione e sensibilizzazione ai pericoli. Su Meta c’è la possibilità di segnalare contenuti non appropriati, se la piattaforma non adempie, l’interessato potrà rivolgersi al Garante della privacy che provvederà in merito».
Il vostro lavoro di sensibilizzazione parte dai bambini, segno di un’esposizione sempre più precoce al web. Vi sono strategie educative e preventive più efficaci per contrastare il cyberbullismo, prima che degeneri in comportamenti lesivi?
«Gli incontri che facciamo sono basilari e il ruolo dei genitori è cruciale, perché spesso i ragazzi chiedono semplicemente ascolto, esprimono un bisogno di condivisione, senza essere giudicati, ma compresi. Il consiglio per i giovani è quello di non isolarsi, ma di chiedere aiuto in caso di bisogno ed è fondamentale il concorso di tutti gli attori sociali coinvolti, ciascuno per la sua competenza, con interventi e iniziative mirate a diffondere i valori del rispetto, della solidarietà e della gentilezza. Anche lo sport può essere un valido aiuto».
Casi come quello di Carolina rivelano quanto profonde siano le ferite emotive causate dal cyberbullismo. Quali nuove sfide normative e operative vi sono all’orizzonte per garantire una protezione dei minori?
«La collaborazione deve coinvolgere genitori, scuola, istituzioni ed ognuno deve essere portatore del proprio expertise e delle proprie competenze. La norma deve andare di pari passo con lo sviluppo tecnologico: se la tecnologia genera nuove insidie, bisogna essere preparati a gestire, ad esempio, il cyberstalking, il revenge porn ed il nuovo reato di deep fake. Investire nell’educazione digitale è indispensabile: le future generazioni acquisiranno più competenze per riconoscere ed affrontare le prossime minacce online. E la Polizia Postale sarà sempre al fianco dei più giovani con competenze tecniche e adeguata sensibilità».

Beatrice Silenzi




