Fabiano Gerevini, vicepresidente di Cna: «Spopolano i professionisti della barba con prodotti di cosmesi mirati»
Ricordate Figaro, il celebre barbiere di Siviglia dell’omonima opera di Gioacchino Rossini? Bene, oggi sicuramente il celebre compositore italiano lo avrebbe immaginato cinese o indiano, perché di italiani, che vogliano fare questo mestiere ed aprir bottega, se ne trovano ormai davvero pochi. A confermarlo, è il vicepresidente di Sistema Impresa Cremona, Fabiano Gerevini.
Dunque, i Figaro italiani sono spariti?
«Effettivamente è così, in provincia di Cremona ed anche su Crema. Molti barbieri con gli arredamenti, che ricordano quelli di una volta, sono stranieri, per lo più cinesi, spagnoli e indiani. Sono loro ad aver portato avanti un lavoro, che prima era tipicamente nostro. Hanno occupato spazi, che noi abbiamo lasciato liberi. Un tempo, soprattutto nei paesi, c’era il culto d’andare ogni mattina dal parrucchiere per farsi fare la barba: è un’abitudine, che oggi viceversa è venuta meno. In tanti settori, del resto, non c’è più continuità: delle vecchie aziende di famiglia ne son rimaste veramente poche».
È venuta meno anche la distinzione tra barbiere per uomini e parrucchiere per donne, vero?
«Sì, oggi non esiste più: le botteghe sono unisex, vi si praticano i tagli indistintamente per uomini e per donne, anche per crearsi un buon giro di clienti, quindi un movimento economico garantito, con cui far fronte alle spese fisse dell’attività. È insomma il mercato ad aver fatto la voce grossa: del resto, rispetto ad un tempo, la frequenza con cui gli uomini si rivolgono ai professionisti del settore è (...)».

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Mauro Faverzani






