Marina Zanotti. Dal sogno di pilotare aerei, alla guida di OMZ (Crema): «Ho fatto tutto da zero»
Da liceale, Marina Zanotti sognava e voleva pilotare aerei. Oggi, a ben guardare, un qualcosa di quel sogno/desiderio rimasto nel cassetto c’è: la costante è una cloche, che non è quella di un aereo, ma di un’officina meccanica. OMZ l’acronimo che la contraddistingue: 70 dipendenti, una storia iniziata nel 1983 con il padre Cesare e Marina, allora 19enne, apprendista: «Di meccanica e di amministrazione – ci racconta – non ne sapevo niente. Nel luglio di quell’anno mio padre Cesare, mentre facevamo colazione, mi disse: vai ad aprire una partita IVA e trova un capannone di almeno 500 metri quadri, perché a settembre dobbiamo consegnare i primi pezzi». L’inizio di quell’avventura che porterà l’OMZ ai livelli odierni che vanta clienti del calibro di Brembo e Bosch solo per citarne un paio. Avventura che porta Marina Zanotti ad essere (siamo negli anni Ottanta) una delle prime imprenditrici cremasche. «Non è stato facile – confessa -, perché non c’è una scuola che forma imprenditori: io ero veramente un’apprendista. L’apprendista di mio padre, anzi, diciamo il suo portaborse. Ho adoperato il muletto, ho imparato ad usare il tornio, ho guidato furgoni, li ho caricati. Il verbo rinunciare era bandito, era vietato stare male e non era ammesso lo sconforto».
Insomma, Marina Zanotti – non c’è dubbio – ha fatto la classica gavetta. La stessa che per buona parte ha già percorso il figlio Pietro, 34 anni, ormai al fianco di Marina nella gestione dell’azienda (la cloche rimane prerogativa della mamma): «Sarà in mani sicure, ne sono certa»...
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