Il presidente della Provincia, Roberto Mariani: «A oggi è l’Area omogenea. Cremasco, un modello»
Mettersi insieme è una via obbligata, per Roberto Mariani. Si tratta di capire il modo. Perché l’alternativa è implodere. Il destino dei Comuni, del loro funzionamento, della capacità di restare un presidio davvero utile ai cittadini, è un tema che scala velocemente la gerarchia delle priorità. Il presidente della Provincia ne fa addirittura un obiettivo di mandato. Sì, perché nonostante la «scellerata» riforma Delrio, l’ente che Mariani governa da quasi due anni può avere un ruolo decisivo nel percorso di aggregazione degli enti locali: «Facilitare», dice. «Favorire un confronto e proporre soluzioni». Nella testa di Mariani, in effetti, più di qualche idea si è formata. Non moltiplicare le Unioni, perché, dice, così come sono concepite e realizzate oggi risultano insufficienti e lontane dalla semplificazione burocratica di cui c’è bisogno. Mariani indica un’esperienza pilota: l’Area Omogenea. È a buon punto nel Cremasco, è appena partita nel Casalasco. Un corpo di dimensioni più vaste di una singola Unione, col medesimo obiettivo - la gestione associata dei servizi - ma con numeri e proporzioni che daranno economie di scala certe e garanzia di risposte efficaci ai cittadini. Se n’è accorta anche Regione Lombardia, che nella seduta di Consiglio del 27 gennaio ha approvato all’unanimità una risoluzione che impegna la giunta Fontana a costruire una legge ad hoc sugli accorpamenti tra Comuni. Il modello ispiratore sarà proprio l’Area Omogenea cremasca.
Presidente, sul nostro territorio le Unioni dei Comuni vivono nascite e soppressioni repentine. Sono dieci in tutto e coinvolgono 23 amministrazioni. Non è poco? Cosa ne pensa?
«Va fatta una premessa che è sostanziale. In tanti amministratori manca visione e cultura della condivisione...
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Cristiano Guarneri









