

Attualità
25 anni di A.i.d.a. Sabato 12 settembre iniziative aperte a tutta la città
«Sempre di più»
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Sono 119 (in aumento) le donne seguite
Aida nacque a Cremona nel 2001 dalla volontà di un gruppo di donne di creare un centro antiviolenza sulla scorta delle esperienze che si stavano sviluppando in tante città italiane. E, dopo 25 anni, l’associazione il 12 settembre organizza un evento per celebrare un lavoro che ha sempre condiviso con la città e per la città. Dalla voce della presidente, l’avvocata Elena Guerreschi, cerchiamo di conoscere più da vicino il lavoro, i successi e le difficoltà che vivono da 25 anni le tante volontarie che permettono all’associazione di continuare a prestare aiuto alle donne vittime di violenza.

Quali i passi avanti e quali le difficoltà ancora presenti?
«Il lavoro sociale è sempre molto complesso. Una prima difficoltà è costituita dal riuscire a conciliare i bisogni delle donne con risposte tempestive ed efficienti, dentro percorsi che richiedono necessariamente tempo. La sfida è quella di riuscire, attraverso il lavoro di rete, a garantire nell’immediato tutto ciò che è necessario per la sicurezza della donna e, contemporaneamente, costruire le condizioni perché possa tornare ad essere autonoma. In queste situazioni la donna può sperimentare una certa quota di frustrazione e sofferenza. Ma c’è un’altra difficoltà, forse ancora più delicata ed è quella di incontrare una donna che arriva al Centro con tutto il suo carico di sofferenza e paura, per cui il nostro primo compito è costruire fiducia, senza giudicare e senza sostituirci alla donna nelle sue scelte. Poi, insieme a lei, mettiamo in campo gli strumenti concreti che possono permetterle di ricostruire la propria autonomia».

Quale l’identikit delle donne che si rivolgono ad Aida oggi?
«Le donne che si rivolgono ad Aida appartengono a realtà molto diverse, anche se esiste una tipologia che incontriamo più frequentemente: donne tra i 30 e i 50 anni, inserite in una relazione, la maggior parte con figli, che hanno costruito una famiglia e che si trovano ad affrontare una situazione di violenza domestica. Detto questo però la tragedia della violenza non guarda in faccia nessuno e non esiste un identikit...
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Paolo Fornasari Granelli




