

Attualità
«Ecco la mia vittoria»
Elena, 50 anni, di origini serbe, mentre pulisce il pavimento antistante la stazione di Cremona dopo la tromba d’aria di qualche giorno fa. Elena collabora come volontaria nell’associazione Immigrati e lavora in un ristorante
La testimonianza di Elena, di origini serbe, racconta la violenza subita fin da piccola e l’uscita dal tunnel. Oggi ha un lavoro stabile: «Bisogna denunciare subito»
Ci sono persone che vivono la violenza durante tutto il corso della vita, come fosse un destino ineluttabile. Eppure, ad un certo punto, con forza e resilienza, riescono a ritrovare la luce. È quanto accaduto a Elena, cinquant’anni, originaria di un piccolo paese serbo al confine con la Romania. La violenza è entrata nella sua vita per la prima volta quando era ancora bambina, dentro la sua stessa famiglia. I genitori si erano separati e il padre, che aveva problemi con l'alcol, quando beveva diventava violento.
«Già da quando ero piccola mio padre picchiava mia mamma», racconta. «Poi si sono separati e noi siamo rimasti con lui. E quando si ubriacava, perché era alcolizzato, ci dava le botte e ci cacciava fuori». Una violenza che Elena ha imparato presto a conoscere e dalla quale ha cercato di sottrarsi ancora adolescente. A 16 anni voleva continuare a studiare, ma il padre non glielo permetteva. Decise così di allontanarsi, almeno temporaneamente, per sostenere un esame. «Quando sono tornata a casa mio padre mi ha picchiato tantissimo. Mi ha rotto tutti i denti», racconta.
Il secondo incontro con la violenza, Elena l’ha avuto alcuni anni dopo...
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Laura Bosio
