Lettere

Passare dalla logica del consenso immediato alla responsabilità collettiva

AP_0112renato ancorotti
Egregio direttore,
c'è una trappola in cui la politica locale rischia spesso di cadere: quella di trasformare ogni marciapiede, ogni scuola o ogni parco pubblico in una trincea ideologica. Eppure, osservando la realtà da vicino, appare evidente che i problemi dei cittadini non hanno tessere di partito. Una buca nell'asfalto non è di destra, un parco abbandonato non è di sinistra, e la carenza di servizi non è "di centro".
​La Politica del "Fare" contro la Politica del "Contro"
​In un’epoca di forte frammentazione, il territorio chiede un cambio di paradigma. La collaborazione trasversale non è un segno di debolezza o un annullamento delle proprie identità, ma l’espressione massima di maturità amministrativa. Quando le forze politiche decidono di sedersi a un tavolo non per contarsi, ma per costruire, il territorio vince tre volte.
​In primo luogo, vince in efficacia. Progetti complessi, come la transizione ecologica o la riqualificazione urbana, richiedono tempi lunghi che spesso superano la durata di un singolo mandato. Senza un patto che vada oltre gli schieramenti, ogni cambio di amministrazione rischia di diventare un "punto e a capo" che spreca denaro pubblico e tempo prezioso.
​In secondo luogo, la coesione è un magnete per gli investimenti. Un territorio che si presenta unito e con una visione chiara è molto più credibile agli occhi degli investitori e degli enti superiori. La capacità di fare rete tra comuni, associazioni e partiti diversi è oggi il requisito fondamentale per intercettare i fondi strutturali e trasformarli in opere concrete.
​"Il territorio non è un'arena dove vincere una partita, ma una casa comune di cui prendersi cura insieme."
​Infine, c'è un valore immateriale ma fondamentale: la fiducia. Vedere schieramenti opposti collaborare per un obiettivo superiore riduce la distanza tra cittadini e istituzioni, restituendo dignità all’impegno politico.
​La sfida per il futuro è chiara: passare dalla logica del consenso immediato alla logica della responsabilità collettiva. Perché, alla fine dei conti, le elezioni passano, ma la qualità della vita che lasciamo ai nostri figli dipende esclusivamente da quanto siamo stati capaci di collaborare oggi.
Se mettiamo da parte i macro argomenti divisivi troveremo sempre un terreno comune di confronto in cui ci sarà spazio per trovare soluzioni condivise che prescindono dal colore politico. Lo abbiamo dimostrato con la senatrice Malpezzi in occasione del disegno di legge per il riconoscimento del festival Monteverdi e credo che ci saranno altre occasioni per collaborare al bene comune anche in tema di sicurezza e assistenza alle vittime di violenze di genere per citare due ambiti in cui il colore politico dovrebbe lasciare ampiamente spazio alla collaborazione per migliorare la vita dei cittadini.
Renato Ancorotti Senatore della Repubblica
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