Matteo Piloni. Il consigliere regionale del Pd: «Erp: paghiamo anni di sottoinvestimenti pubblici nella manutenzione»
Mastica politica da quando era giovanissimo: Segretario della Sinistra giovanile e volontario nella Consulta dei giovani del comune di Crema. Dove, nel 2007, è eletto per la prima volta consigliere comunale e rieletto nel 2012. Dal 2014 è assessore all’urbanistica, all’ambiente e al turismo e componente del dipartimento Anci Lombardia che si occupa di territorio. Approda al Pirellone nel 2018 ed è rieletto nel 2023.
Piloni, in Lombardia c’è un paradosso: mentre migliaia di cittadini e di famiglie non riescono a trovare una casa per via di prezzi insostenibili e lunghe liste d'attesa per l'edilizia pubblica, esistono decine di migliaia di appartamenti lasciati vuoti o inutilizzati. Perché siamo arrivati a questa situazione?
«Siamo arrivati a questo paradosso per responsabilità precise: decenni di sotto-investimenti pubblici nella manutenzione e nella gestione della casa, associati a una visione miope da parte di Regione Lombardia. Per anni si è trattato il tema abitare come un problema assistenziale di serie B e non come un pilastro fondamentale delle politiche sociali ed economiche del territorio. A questo si aggiunge un modello di gestione aziendalistico ma inefficace degli enti gestori (come Aler), penalizzati da continui tagli e da meccanismi burocratici farraginosi. Senza risorse ordinarie per le manutenzioni azzerate o ridotte all'osso, anche solo per riqualificare e sistemare un appartamento servono mesi o anni. Nel frattempo l'immobile resta sfitto, degrada e il fabbisogno delle famiglie cresce. È il risultato del fallimento della riforma della casa del centrodestra lombardo del 2016».
Quali soluzioni andrebbero adottate?
«Servono risposte strutturali e coraggiose a tre livelli. In primis: un Piano Straordinario di Manutenzione del Patrimonio Esistente. Prima di costruire su nuovo suolo, Regione Lombardia deve mettere a bilancio risorse certe, pluriennali e vincolate per ristrutturare i vecchi alloggi sfitti e rimetterli subito nei bandi di assegnazione. Secondo: riforma del sistema Aler e dei Servizi Abitativi. Significa superare l'attuale impianto normativo regionale che arriva dal 2016 per semplificare le procedure di assegnazione, alleggerire la burocrazia per i Comuni e sostenere i costi di gestione. Terzo: incentivi per la locazione a canone concordato, attraverso la creazione di garanzie pubbliche (fondi morosità incolpevole, agevolazioni fiscali locali) che rassicurino i proprietari privati nell'immettere immobili sul mercato del lungo termine anziché lasciarli sfitti o destinarli unicamente al mercato turistico».
Insieme al boom degli affitti brevi si registra anche quello delle locazioni parziali. A Cremona, il mercato è cresciuto del 251% (dal 2018 al 2025). Si tratta di contratti che limitano la quota di immobili destinata ai residenti. La Commissione europea prevede di introdurre delle misure restrittive proprio sugli affitti brevi. È d’accordo?
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Cristiano Guarneri








