Focus

«Riempire il vuoto»

Il direttivo di "Arti Sorelle"

Arti sorelle: un collettivo che recupera il ruolo femminile (dimenticato) nella cultura e nella storia

La necessità di riscoprire il ruolo della donna parte dall’arte e dalla storia: quella di donne dimenticate o marginalizzate nella narrazione ufficiale, in particolare nel mondo dell’arte e della cultura. Questo lo scopo di Arti Sorelle, collettivo artistico volto a unire divulgazione e attivismo, con uno sguardo dichiaratamente intersezionale.
«Oggi festeggiare l’8 marzo è ancora fondamentale, anche se c’è chi tende a sminuirla o a criticarne le modalità di celebrazione», spiega Penelope Contardi, portavoce del collettivo. «Come collettivo composto da giovani donne, sentiamo la necessità di viverla in modo consapevole, insieme alle nostre sorelle e ai nostri alleati. Per noi è importante conoscere la storia da cui nasce questa ricorrenza, riprendere le ragioni originarie, ma con uno sguardo rivolto al presente, per capire quali siano i problemi che ancora oggi restano irrisolti. Le piazze di tutta Italia dimostrano che sono temi ancora molto sentiti. Il femminismo che portiamo avanti è intersezionale: quando si scende in piazza non lo si fa solo per le proprie istanze, ma anche per chi subisce discriminazioni multiple. Ci sono donne che vivono condizioni ancora più difficili, come le donne omosessuali, nere, disabili o appartenenti a classi sociali svantaggiate. L’8 marzo è diventato il simbolo di tante battaglie e per noi è anche un momento per riconoscere i nostri privilegi e dare voce a chi fa più fatica ad averne una».
Arti Sorelle racconta storie di donne dimenticate o poco rappresentate. Da dove nasce l’idea del blog e quale vuoto sentivate di dover colmare?
«L’idea è nata da riflessioni condivise tra amiche e colleghe universitarie. Ci siamo accorte che l’arte che più ci stimolava era quella capace di generare riflessione sociale, un’arte che diventa anche forma di attivismo. Studiando arti figurative mi sono resa conto di quanto poche donne vengano incontrate nei percorsi accademici. Ancora meno se parliamo di donne nere, disabili o omosessuali, la cui storia è stata spesso silenziata...
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Laura Bosio
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