Trigemini. Luciana Zelioli: «Come si fa? Con molti aiuti concreti e con la libertà di domandare»
«Moltiplicare l'amore per quattro, dividere il tempo per zero». Comincia così la giornata in casa di Luciana Zelioli, insegnante e mamma cremonese che nel luglio 2022 ha visto la sua vita trasformarsi con l'arrivo dei tre gemelli Edith, Miriam e Zaccaria, fratellini del primogenito Benedetto nato nel 2017. Una storia di straordinaria quotidianità che sfida ogni calcolo matematico.
Signora Luciana, partiamo dall’inizio. Cosa si prova quando il medico pronuncia la parola “trigemini”?
«All'inizio ero decisamente sotto shock, mio marito era rimasto a casa con il nostro primogenito che allora aveva appena compiuto 4 anni, era il 28 dicembre, festa dei Santi Innocenti, e sia Papa Francesco sia il presidente Mattarella pronunciavamo parole molto decise sul tema della crisi della natalità. La ginecologa che mi ha visitata è una cara amica, grazie a Dio non ero sola perché ha immediatamente interpellato i colleghi dell’”ambulatorio dei Gemelli” del San Raffaele che mi hanno da subito inondata di informazioni su possibili complicazioni, step delle visite, precauzioni... Io ascoltavo, assorbivo ogni cosa ma era come se non riuscissi ancora a processare le informazioni, riuscivo solo a stare in silenzio. Una volta arrivata a casa ho condiviso la notizia con mio marito che è stato da subito felicissimo e lì ho capito di cosa avevo più bisogno in quel momento: circondarmi di quegli amici che prima della preoccupazione del “come farete?” esprimessero la gioia per questa sovrabbondanza di grazia. Che si trattasse di una grazia era per noi evidente: dopo la nascita di Benedetto il desiderio di ampliare la famiglia c’è stato da subito, ma altri figli non arrivavano, stavamo anzi cominciando a prendere in considerazione di dare disponibilità per un affido, ma evidentemente non era nei piani di Dio».
La gestione logistica di tre neonati spaventa chiunque. Qual è stato il vostro segreto per sopravvivere ai primi mesi?
«Provvidenza e disponibilità di cuore. La prima ci ha messo davanti aiuti molto concreti, amici, parenti e conoscenti che si sono prodigati per noi, a partire dai miei genitori che ci hanno ospitati tutti e sei per il primo mese di vita dei bambini. Un'amica della ginecologa di cui sopra, che noi non conoscevamo, saputo di noi si è resa disponibile per venire un pomeriggio a settimana a casa nostra per darci una mano dopo il lavoro, per due anni ogni settimana è stata con noi. Un amico veniva una sera a settimana per darci più agio nella messa a letto di Ben mentre lui sistemava la cucina dalla cena per poi dare con noi l'ultimo biberon della sera. L'elenco sarebbe lunghissimo! Per godere di questa provvidenza c'è però bisogno di una - per me grande - disponibilità di cuore: chi offre il suo aiuto non è sempre quello da cui vorresti arrivasse e non è sempre nelle modalità che hai in mente tu, così o ti incaponisci che le cose non sono come le avevi programmate e vivi arrabbiato e affaticato, oppure impari la gratitudine per quello che quotidianamente ti è messo davanti e la libertà di domandare quello di cui hai bisogno. (...)».
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Antonio Gattulli








