Anna, gemella di Caterina: provo ancora fastidio quando ci guardano solo come un insieme
Anna Pozzi di Cremona, laureata in Scienze della Formazione e ora insegnante alla Primaria della scuola Sacra Famiglia, istituto paritario di Cremona, parla del rapporto che la lega alla sorella gemella Caterina, sottolineando la complessità che l’ha caratterizzato durante la crescita, quando si faceva sempre più forte in lei il bisogno di costruire una propria identità personale.
Che cosa significa vivere insieme a qualcuno che è la propria copia?
«È una domanda complessa, perché si tratta di spiegare una condizione con cui io convivo da sempre e non rientra nella norma … Io e Caterina siamo molto simili, anche se siamo gemelle eterozigoti e vivere insieme le stesse tappe della vita negli stessi momenti ha presentato aspetti positivi, perché è bello crescere con una persona con cui condividi tutto: noi abbiamo frequentato le stesse scuole fino alla media e così io non mi sono mai sentita sola e sapevo di poter sempre contare su di lei. Crescendo però, il fatto di condividere sempre tutto può anche rendere più difficile la costruzione della propria identità per cui si avverte il bisogno di affermare una personalità propria. A un certo punto della vita, infatti, ho sentito la necessità di spazi che fossero solo miei e volevo che le persone che mi incontravano mi riconoscessero subito. Comunque, anche oggi fra di noi c’è una certa confidenza e un’intesa molto profonda tanto che basta uno sguardo per capirci».
Quale è stato il momento in cui hai sentito molto forte il desiderio di differenziarsi?
«Principalmente dagli anni del liceo, o meglio dalla terza media quando io avevo già chiaro il mio percorso di studi superiori al liceo scientifico, mentre mia sorella era ancora indecisa tra questo e il linguistico. Ecco, ricordo chiaramente che in quel momento ho iniziato a sperare che scegliesse quest’ultimo, cosa che poi è successa».
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Paolo Fornasari








