Damiano Meo, docente di Pedagogia Speciale: «I pensieri positivi fanno la differenza. Come la curiosità, la fatica e la gentilezza»
Sono stati, quelli appena trascorsi, giorni di frenetiche corse, per le famiglie. Nelle cartolerie e nei supermercati a caccia di testi, quaderni, diari, astucci, tutto il necessario, insomma, in vista dell’inizio dell’anno scolastico. Ma cosa bisogna mettere nello zaino? A parte il materiale didattico, quali propositi, speranze, aspettative, sogni è giusto portare con sé in classe?
Abbiamo rivolto questa domanda al prof. Damiano Meo, docente di Pedagogia Speciale per l’Inclusione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e formatore del CeDisMa-Centro Studi e Ricerche sulla Disabilità e Marginalità dello stesso Ateneo.
Da oltre un decennio il prof. Meo si occupa di formazione degli insegnanti e di design dell’apprendimento. Ha inoltre ideato la campagna pedagogico-didattica «Testa il tuo testo», che ha coinvolto oltre 1.000 operatori del mondo della scuola e analizzato il potenziale inclusivo di oltre 500 libri di testo, ed ha partecipato ad attività formative e scientifiche in diversi contesti internazionali, tra cui Belgio, Francia, Inghilterra, Libia, Svizzera e Ucraina.
Professore, allora cosa è necessario mettere nello zaino?
«La prima cosa che metterei nello zaino è ciò che Peter Pan definiva “la regola del volo”: nel capitolo terzo dell’omonimo libro, mentre spiegava ai bambini come raggiungere l’Isola che non c’è, disse che per spiccare il volo dovevano avere il coraggio di fare pensieri dolci e meravigliosi, perché questi li avrebbero resi leggeri. Fuor di metafora, i pensieri positivi per il nuovo anno fanno la differenza. Questa non è soltanto letteratura: i nuovi sviluppi delle neuroscienze hanno chiarito che abbiamo un profondo bisogno di positività per imparare. Quando siamo sereni, il nostro cervello produce noradrenalina, il neurotrasmettitore che accende la memoria e ci aiuta a fissare i concetti. Se invece viviamo nell’ansia, nella paura, entra in gioco uno steroide legato allo stress, che inibisce la memoria e ci spinge a reagire di pancia, ad attuare quel meccanismo «fight, freeze or flight», in pratica “combatti, fuggi o nasconditi”, un meccanismo molto antico, che ha permesso alla specie umana di sfuggire ai predatori: ma a scuola non ci sono predatori, bensì grandi occasioni. Il pensiero positivo, pertanto, non è uno slogan, bensì un vero e proprio carburante neurobiologico per l’apprendimento».
E poi cos’altro aggiungerebbe?
«La seconda cosa che metterei nello zaino è la curiosità. A scuola non si va per imparare tutto, ma per mettersi in cammino. Ognuno parte dalle proprie conoscenze e cerca di raggiungere una meta personale, un proprio obiettivo, che non è e non può mai essere “standard”, bensì individuale. Per fare questo occorre anche innamorarsi dei propri errori ovvero vedere l’errore non come uno stigma sociale, una vergogna o una sentenza, bensì come un momento molto importante per poter migliorare, una tappa di sviluppo, di crescita. Insegna ad essere pazienti. Non tutto nella vita arriverà subito, non tutte le materie ci piaceranno, non tutte le giornate saranno semplici, però crescere significa imparare a stare dentro la fatica, che non è qualcosa di negativo, è anzi qualcosa di necessario. E questo è importante sottolinearlo in un periodo, in cui il tutto e subito sembra quasi una furbizia, ma i veri traguardi, i veri successi si ottengono giorno dopo giorno con pazienza, costanza e impegno».
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Mauro Faverzani





