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Inclusione: è giusta e anche necessaria
Mature craftsman with young woman working in workspace. Man and woman wearing an apron and making a belt. Grounge dark stone texture background.
Laura Zanfrini. La voce esperta dal mondo dell’università: «Gli stranieri scontano uno svantaggio nella formazione»
Laura Zanfrini è ordinaria di sociologia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttrice del Centro di ricerca Wwell (Work, Welfare, Enterprise, Lifelong learning) della Cattolica. Anche a lei abbiamo chiesto di riflettere su questo inizio di anno scolastico, che affronta difficoltà importanti, senza però dimenticare le opportunità di crescita e di bene che ci attendono.
Professoressa Zanfrini, l’inizio di un nuovo anno scolastico è sempre un momento cruciale per studenti e famiglie. Quali sono le principali sfide che la scuola italiana deve affrontare per trasformarsi da luogo di istruzione a spazio di maggiore inclusione?
«Potrei sintetizzare dicendo che la sfida con la “S” maiuscola è quella di attrezzarsi davvero per includere tutti e tutte, imparando innanzitutto a riconoscere e valorizzare l’unicità di ciascuno studente, femmina e maschio. Se un tempo questa poteva essere un’ambizione di taglio “etico”, oggi è qualcosa di più: stante l’attuale scenario demografico, occorre essere inclusivi non solo perché è giusto, ma perché necessario per la nostra sostenibilità. In buona sostanza, non possiamo più permetterci di lasciare indietro nessuno».
Lei si occupa da tempo di migrazioni e mercato del lavoro. Spesso i ragazzi con background migratorio vivono un divario nelle opportunità scolastiche rispetto ai coetanei. Quali sono gli ostacoli che ancora impediscono a questi studenti di sentirsi pienamente parte del sistema?
«Nonostante i progressi avvenuti col passare degli anni, gli alunni stranieri continuano a scontare uno svantaggio nei sistemi formativi, in gran parte ascrivibile al basso status socio-culturale delle loro famiglie: quasi la metà dei bambini stranieri in Italia vive in povertà assoluta e, come sappiamo, il successo delle carriere formative è fortemente influenzato dalle risorse economiche e culturali delle famiglie. Per la scuola si pone così la sfida di sostenere in maniera speciale gli alunni che, indipendentemente dalla cittadinanza, partono da una situazione meno privilegiata. Senza dimenticare che i ragazzi d’origine immigrata possono avere una marcia in più, portando con sé risorse come il bilinguismo e le competenze maturate grazie alla familiarità con diversi universi culturali. Risorse che, se riconosciute e valorizzate, possono diventare una ricchezza per tutta la comunità scolastica e favorire lo sviluppo di competenze sempre più preziose in una società e in un’economia plurali e globalizzate».
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Beatrice Silenzi
