Il docente Andrea Gamba: «Il peso burocratico resta gravoso, sono a rischio i “piccoli”»
Certo, la riforma del Terzo Settore ha portato ordine e trasparenza, ma al prezzo di una burocrazia, che le piccole organizzazioni fanno davvero fatica a sostenere. A confermarlo, è il prof. Andrea Gamba, docente di Analisi di Bilancio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona.
Il malumore diffuso nel mondo del volontariato è giustificato?
«Vede, la riforma non è stata a costo zero: se da un lato è stata utile, perché così ha uniformato tutto ad un’unica direttiva, dall’altra per le organizzazioni ha significato affrontare delle spese per l’adeguamento dello Statuto, per la trasformazione e per l’entrata nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore; questo è un registro pubblico, che funziona sostanzialmente come il registro delle imprese, quindi bisogna depositare i bilanci, aggiornare i dati,... Ma c’è un inghippo».
Qual è l’inghippo?
«L’inghippo è che, solo per iscriversi al Registro Unico del Terzo Settore, occorre avere tre chiavi di accesso: lo Spid, la Pec e la firma digitale. Già questo induce molti a ritirarsi prima ancora di cominciare. Per non parlare dell’aggiornamento dei dati sul registro…».
Parliamone, invece…
«Questo aggiornamento, nonostante i canali siano agevolati...
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Mauro Faverzani







