Asst Cremona. Radiologia: un software dotato di AI rileva le fratture delle ossa brevi e lunghe
Da tre anni ormai gli ospedali di Cremona e Oglio Po sono dotati di un sistema di intelligenza artificiale dedicato alla rilevazione delle fratture delle ossa brevi e lunghe: esso rielabora le immagini di radiologia tradizionale di segmenti scheletrici relativi ad esami provenienti dal Pronto Soccorso. Nello specifico, si tratta di una soluzione software basata sul «deep learning», progettata per agire come “secondo lettore” a supporto dei radiologi, con l’obiettivo di ridurre le sviste diagnostiche e di ottimizzare i tempi di refertazione.
Ne parliamo con la dottoressa Laura Romanini, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Radiologia e del Dipartimento Servizi Diagnostici dell’Asst di Cremona.
Dottoressa, come funziona il sistema?
«Il software si integra direttamente all’interno dei sistemi informatici ospedalieri (come il PACS-Picture Archiving and Communication System) ed elabora automaticamente le immagini radiografiche, anonimizzate attraverso un server intermedio, il quale elimina i dati identificativi del paziente per garantirne la privacy.
L’algoritmo analizza quindi l’immagine in meno di un minuto e la rielabora. I risultati vengono restituiti, applicando dei riquadri colorati direttamente sulle zone sospette: la linea continua gialla indica un’elevata confidenza della presenza di una frattura (superiore al 90%); la linea tratteggiata, invece, segnala un’area di sospetto con media/scarsa confidenza della presenza di una frattura; l’assenza di riquadri indica che nessuna anomalia è stata riscontrata».
Come vengono poi utilizzate queste immagini?
«Le immagini “rielaborate” vengono aggiunte alle serie di immagini radiologiche originali, che restano alla base della valutazione specialistica del medico radiologo, il quale conosce la storia del paziente e la sintomatologia e dispone in archivio degli esami precedenti, potendo quindi darne la giusta interpretazione. Nella pratica clinica, le immagini rielaborate vengono considerate alla stessa stregua di altri strumenti di elaborazione delle immagini, utilizzati dai medici durante la refertazione come ausilio, per meglio valutare i reperti radiologici (ad esempio, modificare la scala di grigi o ingrandire alcune parti anatomiche, per studiare meglio alcuni particolari). Pertanto, il referto finale è sempre frutto della valutazione specialistica del medico radiologo».
Quindi l’intelligenza artificiale non si sostituisce al medico?
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Mauro Faverzani




