Annalisa Losacco, musicoterapista: «Stimola aree cerebrali diverse da quelle del linguaggio parlato»
Dai frutti si capisce la radice. Se Annalisa ha nel sangue la musica è perché in famiglia, da generazioni, si era intinti, imbevuti letteralmente in opere liriche e sinfonie e componimenti che ritmavano e rendevano solido un nucleo di origini pugliesi, poi arrivato qui al nord, e guarda caso in una città che non avrebbe né storia, né presente, né futuro senza la musica.
«Io nasco come cantante lirica», confessa Annalisa Losacco. Non un hobby, «ma anche una professione». Eppure, questa ragazza di Bari arrivata a Cremona alla fine del ‘97, sente di vivere un’incompiutezza nel puro esercizio del canto. La mera esecuzione non le basta più. Prova allora a dare «un significato diverso al suono, usandolo come forma curativa», racconta. «Ho sempre trovato che la musica abbia anche questo ruolo. Mi sono detta: se lo è per me, può esserlo anche per altri». Si iscrive alla scuola quadriennale di Assisi per Musicoterapia, dopo la quale si specializza nel modello Benenzon, uno dei cinque ufficialmente riconosciuti. Nemmeno questa propensione al servizio e alla salute dell’altro arrivano dal nulla. «Mio nonno – racconta Annalisa – era direttore d’orchestra, trombettista e sarto. Cuciva vestiti per i mutilati di guerra. E in sartoria, ascoltava la Traviata e la dirigeva».
Oggi Annalisa lavora da libera professionista in diverse Rsa del territorio, alle quali aggiunge l’esperienza in carcere, che lei definisce meravigliosa. La incontro lunedì pomeriggio, a Cremona Solidale, nella stanza dove solitamente svolge attività con alcuni ospiti della struttura. Riposti in un armadio, estrae gli strumenti di lavoro deponendoli sul tavolo al centro della stanza: xilofono, metallofono, tamburo a lamine e un tamburo timpano. Contro una parete, il pianoforte di legno laccato bianco. «La tipologia di approccio dipende dalla persona e dalla sua storia – spiega Annalisa –. Conoscere le sfaccettature di un’esistenza è fondamentale». Si definisce “attivo” l’approccio in cui la persona suona o si esprime vocalmente all’interno del setting. «È tutto basato sull’improvvisazione – precisa Annalisa – e queste permette a chi ho di fronte di (...)».

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Cristiano Guarneri




