

Economia & Lavoro
Giuliano Noci analizza le trasformazioni in atto nel “Paese di Mezzo” e il futuro dell’Europa
Una via italiana all’innovazione
«Usciamo dal letargo. O ci muoviamo assieme o non avremo speranze di competere»
Professor Noci, da fine conoscitore del modello economico e sociale cinese, qual è il suo giudizio sul Paese asiatico nel suo complesso? Come può il modello italiano delle piccole imprese riuscire a competere con la velocità, l’autosufficienza e la tecnologica di un simile gigante?
«È evidente che la Cina rappresenti un modello industriale, culturale e istituzionale non comparabile al nostro, però, ciò che dobbiamo assolutamente mutuare da Pechino è il senso di urgenza.
La Cina, pur essendo la più grande manifattura del mondo, ha compreso che la competitività futura passerà inevitabilmente per l’automazione spinta.

Dunque investe massicciamente in intelligenza artificiale, robotica avanzata e umanoidi.
L’Italia, che resta una potenza manifatturiera d’eccellenza, appare ancora troppo lenta al cambiamento.
Dobbiamo quindi intraprendere una ‘via italiana’ all’innovazione, che sappia sfruttare le nostre risorse, come lo straordinario risparmio privato degli italiani, che oggi viene troppo spesso investito all’estero.
È fondamentale canalizzare tali risorse verso la trasformazione digitale del nostro sistema produttivo e, se non sapremo cogliere la velocità di questa trasformazione, rischieremo di perdere la nostra competitività e, con essa, il nostro futuro»...
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Beatrice Silenzi

