Collettivo Corrente Zeta. Servono risorse per spazi di assemblea, maniglie alle porte dei bagni, carta igienica
Si sentono quelli da «tenere a bada», una specie di «seccatura fastidiosa» a cui mettere la museruola. Non sono nemmeno una notizia degna di nota, solo quattro righe in rete per raccontare il corteo del 16 ottobre scorso, quello che, di fatto, ha ufficializzato la loro nascita. Ma a questo tentativo di riduzione, di supponente noncuranza, il collettivo Corrente Zeta oppone contenuti. Mette lì qualche fatto che non va ignorato, andrebbe ascoltato, vagliato, reso oggetto di un lavoro o quantomeno di una riflessione. Tipo: «Il costo dei trasporti per arrivare a scuola si è alzato in modo impressionante: 900 euro all’anno». Oppure: «L’edilizia scolastica. Da noi allo Stanga ridipingono ogni due anni ma non ci sono le porte ai bagni». Ancora: «Nei bagni dell’Anguissola mancano il sapone e la carta igienica, ti devi portare i fazzoletti da casa». E poi: «Io sono all’Aselli. Non esiste un posto, lì, dove tenere un’assemblea con tutta la scuola». Spazi alternativi, quindi? «In palestra, ma si va divisi per gruppi».
Per qualcuno sembrano banalità, per loro no. Corrente Zeta è un collettivo formato da studenti delle scuole di Cremona. “Zeta” identifica la generazione a cui appartengono, “corrente” è l’immagine che più racconta il flusso di idee che li muove.
A dire il vero qualcuno che li prende sul serio c’è. Arci Persichello, Arcipelago e il sindacato Cgil fanno loro da supporto, non da culla. Le istanze che pongono sono tutte genuine, anche se, aimé, non nuove. Nascono dal vissuto di questi ragazzi, a scuola e nella vita. Pietro dice: «I trasporti, ad esempio. In Emilia Romagna gli abbonamenti sono convenzionati. Gli iscritti alle Elementari e alle Medie ce lo hanno gratis e alle Superiori sotto una certa fascia di reddito non si paga».
Bene, e dunque? Come si reagisce quando le cose non vanno? Serve esserci, innanzitutto. Alcuni componenti di Corrente Zeta sono all’interno della Consulta provinciale delle studentesse e degli studenti. Perché le cose si cambiano dall’interno, lavorando “con” e “nelle” istituzioni. Denis dice: «L’organo della Consulta interagisce con l’amministrazione provinciale, che ha la competenza diretta sull’edilizia scolastica. E poi vorremmo entrare nelle trattative con le società di trasporti, sedendo al tavolo dove si decidono le cose».
A muovere le istanze dei ragazzi c’è anche una ragione più politica (che non significa “partitica”) e al contempo culturale. Ancora Denis: «Mettere lo studente al centro. Far capire che non siamo qui per subire e basta, ma vogliamo migliorare la nostra condizione in quanto futuro della nazione».
L’arma che useranno domani, 7 novembre, è quella della protesta pacifica, del corteo che diventa segno di malessere, ma anche di proposta. Il ritrovo è alle 14 all’ex Foro Boario (via Mantova, a Cremona) con partenza fissata alle 15 e percorso che si snoderà per le vie del centro. Tra i punti di attenzione anche la Scuola, quella con la “S” maiuscola, cioè l’intero sistema d’Istruzione a cui manca un elemento essenziale, le risorse. Dice Pietro: «Troppo pochi i soldi investiti nella scuola. Il governo li mette per le armi, ma noi diciamo: no, vanno spesi per l’Istruzione». Sotto accusa c’è anche l’approccio dei docenti. Denis rincara: «Nel 50% dei casi, i professori vengono a scuola svogliati, e questo si traduce in poca capacità di fare bene il proprio lavoro». Perché sono svogliati? Denis: «Paghe molto basse rispetto a quelle di altri Paesi, classi sovradimensionate con 29 o 30 alunni».
A proposito delle violenze e delle devastazioni accadute le scorse settimane in alcune città, il collettivo prende le distanze, ma sottolinea una gestione del rischio di certe manifestazioni anche qui a Cremona pessima. Sempre Denis: «L’allarmismo e la bolla che si sono create il 20 e il 21 ottobre scorsi sono stati assurdi. Io credo anche che siano state create ad arte per screditare manifestazioni future e per dire che chi scende in piazza è pericoloso».
Vero o no, l’allucinazione (quasi) collettiva in cui Cremona è caduta giorni fa, non potrà frenare, domani, 7 novembre, il corteo cittadino che avrà un titolo provocatorio: «Adéss basta!». Anzi, gli organizzatori lo definiscono il corteo «di tutte e di tutti». Contro il carovita, per salari dignitosi e per soldi spesi per la gente, non per le armi.
Cristiano Guarneri



