Il naturalista Riccardo Groppali: «Anche l’gricoltura è responsabile»
Nella classifica stilata dal quotidiano online “Il Post” – rielaborata a partire da dati ISTAT –, Cremona si piazza sul gradino più basso del podio per numero di alberi ogni cento residenti tra le città italiane. L’equazione automatica “più alberi, uguale, aria più respirabile” si rivela, tuttavia, a volte fuorviante. In questo caso, cozza con il rapporto “Mal’aria di città” di Legambiente relativo al 2025, che vede la capitale della liuteria all’ottavo posto tra i capoluoghi di provincia che per più giorni (44) hanno superato il limite giornaliero di PM10. Un dato che entra a far parte di un quadro ormai noto, segnato da criticità nella qualità dell’aria e dalla presenza di diverse fonti di inquinamento. Per un parere tecnico ci siamo rivolti a Riccardo Groppali, professore, autore, ricercatore e naturalista.

Professore, come si conciliano questi dati, che suggeriscono prospettive molto diverse?
«Si conciliano in modo problematico. Esistono, innanzitutto, normative di cui non si conoscono nella pratica le modalità d’applicazione. Poi ci sono grandi settori scoperti, perché oltre alle grandi industrie anche l’agricoltura incide sensibilmente sulla qualità dell’aria e sulle emissioni di anidride carbonica».
Così come gli allevamenti intensivi, immagino…
«Esatto, gli allevamenti intensivi provocano lo spandimento di generose quantità...
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Francesco Gamba




