Il servizio di Copernicus: ripercussioni anche sulla salute umana
Al Festival di Sanremo, nell’ormai lontano 1969, la cantautrice Nada si esibì col brano «Ma che freddo fa». Con le temperature roventi di quest’estate, però, c’è da chiedersi se non sia il caso di aggiornarne titolo e testo, trasformandolo in un più realistico «Ma che caldo fa». E la notizia è che sarà sempre peggio. Questo almeno è quanto dicono gli esperti. Abbiamo intervistato in merito Julien Nicolas, Senior Climate Scientist presso il Copernicus Climate Change Service, il servizio sul cambiamento climatico gestito dalla Commissione europea in sinergia col Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine.
Professore, cosa ha causato esattamente il caldo estremo registrato tra maggio e luglio?
«Il caldo estremo è stato determinato da una combinazione di fenomeni meteorologici e cambiamenti climatici a lungo termine. Ogni ondata di caldo è stata associata ad un’area di alta pressione, spesso descritta come “cupola di calore”, stabilizzatasi sull’Europa occidentale per diversi giorni, portando condizioni soleggiate e secche. Questo sistema di alta pressione è stato spesso accompagnato da un sistema di bassa pressione isolato, la cosiddetta «goccia fredda»...
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Mauro Faverzani

Mauro Faverzani



